Walter Veltroni Santo subito

30 Aprile 2008

Questa immagine mi sembra la sintesi migliore di questa tornata elettorale. Per quanto scattata a Roma e relativa ad un momento di festa per il trionfo di Gianni Alemanno alle Elezioni Comunali, è in realtà ampiamente applicabile all’intero tourbillon elettorale iniziato a febbraio e che ha avuto il suo culmine a metà aprile col trionfo del Popolo delle Libertà alle Elezioni Politiche. La foto riassume infatti gli elementi che hanno contraddistinto gli elementi chiave della campagna dei vincitori e (per riflesso) ciò che è mancato a quelle dei numerosi perdenti: senso di appartenenza, partecipazione, ironia. Già, i 3 elementi cardine, da sempre, della Sinistra.

Non sono impazzito. Confermo di aver votato per i Verdi come promesso, con un risultato bizzarro di questa scelta: a livello di Senato e Camera ciò ha comportato un voto per la Sinistra Arcobaleno, mentre per la Provincia di Catanzaro la scelta del simbolo dei Verdi ha implicato un voto alla coalizione (anch’essa perdente lo scorso week-end) del Partito Democratico. Forte di questa posizione di perdente 3 volte (nessuno dei “miei” candidati è stato eletto), posso ora lanciarmi a ruota libera nel commentare i risultati di Elezioni Politiche e Amministrative partendo da una foto che celebra la vittoria degli avversari.

Ovvio che rabbrividisco al pensiero che i (nemmeno tanto neo-)fascisti e i leghisti siano al potere. Però riconosco loro il merito di aver saputo cavalcare il tema dell’appartenenza ideologica completamente trascurato dal Centrosinistra. Alla ricerca del nuovismo a tutti i costi, il Veltroni-uomo-sognatore ha pesantemente perso contro Berlusconi-uomo-dei-sogni: il primo ha continuato ad inveire contro gli “ideologismi” di Sinistra, il secondo ha avuto vita facile a criticare il Governo di Prodi mentre i suoi alleati giocavano sul territorio la carta della comunanza identitaria verso principi magari non troppo nobili, ma convincenti.

Pensiamo ai movimenti di Destra, vero motore della valanga azzurra. Pensiamo alla Lega Nord: anche se non è riuscita a ottenere il 10% del 1996, ha ottenuto un risultato eccellente distinguendosi profondamente in termini di copertura ed ascolto del territorio, ripescando tutto il proprio bagaglio identitario e sfruttando il secondo sasso perso per strada dalla Sinistra, quello della partecipazione. Non si è arroccata sul nucleo storico (illusorio) di potenziali elettori come ha fatto la Sinistra Arcobaleno, ma ha stanato di porta in porta, in tutto il Nord, gli elettori troppo arrabbiati col resto d’Italia per poter anche solo dare un voto “moderato” al Popolo della Libertà.

Vivo a Bergamo e continuo a non incontrare persone che dichiarano esplicitamente il proprio voto al partito di Berlusconi, ma parlo abitualmente con elettori della Lega Nord: ottimi professionisti, non certo i tamarri con l’anello al naso che noi di sinistra continuiamo a tratteggiare. L’ideologia reazionaria della Lega è stata determinante nel successo in città chiave come Brescia; l’attivismo dei suoi adepti ha invece funzionato sulle classi sociali che avevamo scioccamente dato per scontato come “amici” del CentroSinistra, vedi proletariato di vario ordine e grado (non solo operai, insomma).

L’ultimo aspetto che è completamente mancato tra i perdenti ed invece ha contribuito al successo del Popolo della Libertà è quello dell’ironia. Con una versione edulcorata de “La fantasia al potere”, Silvio Berlusconi ci ha stupito ancora una volta con un modo di fare scanzonato, libero da schemi e probabilmente irrispettoso delle Istituzioni, ma vincente. Gli Italiani, in fin dei conti, amano quel modo di fare: la battuta, il gesto, il pensierino buttati lì con nonchalance sono quanto di più vicino al modo di fare dei suoi connazionali, che lo considerano col rispetto dovuto a quelli un po’ folli, ma saggi. Colpa anche nostra: chi non ha mai sorriso di una “cavolata” fatta da Berlusconi?

Chi ricorda invece un gesto provocatoriamente ribelle fatto da un esponente del Partito Democratico o della Sinistra Arcobaleno? Abbiamo una classe di dirigenti politici che ha preso il peggio dal Partito Comunista Italiano (la burocrazia) e dalla Democrazia Cristiana (i personaggi mediocri) dimenticando di fondere nelle esperienze del Centrosinistra (Partito Democratico in primis) gli asset migliori che queste tradizioni potevano portare ai nuovi soggetti presenti in questa tornata elettorale. Il Centrosinistra ha continuato ad invocare serietà sui temi economici, ma ha completamente ignorato quelli su cui il Centrodestra non scherzava affatto.

Basti confrontare l’andamento dei risultati storici delle Elezioni Politiche per rendersi conto di come l’intero elettorato moderato ha letteralmente ignorato la novità del Partito Democratico: il risultato della politica veltroniana è stata dragare voti a Sinistra per arrivare infine ad un risultato paragonabile a quello dell’Ulivo nelle Elezioni precedenti. Ora è iniziata la notte dei lunghi coltelli, con scene che non avremmo mai voluto vedere: a questo punto sorge il dubbio di quali siano le azioni migliori per salvare ciò che di buono questa esperienza ha avuto ed iniziare a individuare candidati seri per l’intera coalizione di Centrosinistra, Sinistra compresa.

Come si vivranno i prossimi 5 anni, non è ancora dato saperlo. Mancheranno esperienze importanti come quella del “nostro” Francesco Forgione, visto votare lo scorso 13 aprile nella sezione accanto alla mia e poi ascoltato negli ultimi giorni su Corriere.it. Mancherà tutta la Sinistra nei due rami del Parlamento, Verdi compresi. Mancherà, forse, anche un po’ di senso dello Stato e della Comunità. Mancheranno tante cose, ma solo una non dovrà sparire nel nulla: il nostro senso del Giusto, di ciò che è meglio per noi e soprattutto per gli altri. Se poi tra 5 anni scopriremo che Silvio Berlusconi e soci avranno governato degnamente, a loro andrà il nostro plauso. Ma non il nostro voto. Mai.

Cosa voterò alle Elezioni Politiche 2008

6 Aprile 2008

Meno di due anni fa commentavo i risultati delle Elezioni Politiche 2006 chiedendo agli elettori di Forza Italia di venire alla luce. Ritenevo incomprensibile che un movimento apparentemente senza elettori dichiarati risultasse, per l’ennesima volta, il primo partito nazionale. Ora che vivo nel “profondo Nord” da un po’ di mesi, ogni tanto capto qualche flebile interesse per Silvio Berlusconi ed il suo movimento politico, che nel frattempo ha di fatto inglobato Alleanza Nazionale: pochi però dichiarano apertamente la propria appartenenza, molti piuttosto si dichiarano contrari a Prodi più che favorevoli all’ennesimo cambio di guardia a livello di Governo centrale. Bacino, questo dei “delusi”, che include elettori di tutte le estrazioni politiche e quindi difficilmente identificabile con quello del Popolo della Libertà, la cui composizione continua a sfuggirmi.

Non è un caso che persino Walter Veltroni voglia pescare a piene mani in questa marea di persone desiderose di uscire dal “rigore” di Prodi. La colpa del cattivo andamento del Governo in carica viene addebitata alla Sinistra e la missione del Partito senza anima è chiara: pescare voti in maniera trasversale, al di là della provenienza ideologica degli elettori. Il sogno è quello di raggiungere la metà dei voti: impresa piuttosto ardua, per un movimento che nel migliore dei casi (anche considerando la Legge elettorale in vigore), difficilmente potrà governare da solo. Persino il Centrodestra fa esercizi di realismo continuando a chiedere all’UDC di ricominciare un rapporto consolidato negli anni: solo in un mondo utopico si può pensare veramente che un partito italiano riesca a prendere la maggioranza assoluta dei voti e soprattutto quella dei parlamentari.

Partendo da questa osservazione e dall’impossibilità di esprimere preferenze verso i candidati, non esiste voto “utile” o meno. Ha senso votare il programma che si preferisce e poi sperare che, per puro miracolo, si riesca a configurare una coalizione ex post che riesca a governare il Paese. Come ho scritto più volte, il punto della questione è nel decidere se votare per i propri interessi o per quello che si ritiene essere l’interesse generale. Immagino che, sulla carta, il Centrodestra rappresenti maggiormente i miei interessi economici, ma devo cercare necessariamente un movimento che tuteli le classi più deboli e faccia da contrappeso alle dinamiche da ceto medio (appunto) dei partiti maggiori. Lo so che gli operai ormai votano soprattutto a destra, ma non per questo sono sicuro che ciò sia l’opzione migliore per loro e per noi tutti.

I lettori più affezionati sanno quanto ho parteggiato per Walter Veltroni in passato. Non ora, però, che lo vedo alla testa di un Partito che prepara le liste riservando i posti ad una “donna Margherita” o alla raccomandata di turno. Non ora che si è lanciato in una campagna in cui, invece di criticare le “lezioni di stile” di Silvio Berlusconi, non osa farne il nome durante i comizi e preferisce scagliarsi contro chi, da elettore di sinistra, rimane ancorato a vecchi schemi ideologici (sigh) e rimane perplesso per determinati personaggi che oggi circolano sotto la bandiera del Partito Democratico. Mi trovo involontariamente dalla parte del torto ed a questo punto devo fare una scelta: turarmi naso, occhi e orecchie e votare una delle due coalizioni principali, oppure rimanere dalla parte di questi cattivoni che invece di votare sempre allineati fanno le pulci sulle questioni importanti.

Come ricorderete, alle ultime Elezioni Politiche avevo votato per i Verdi. Sono un ecologista convinto e valuterei la possibilità di prediligere questi temi in diversi assetti di coalizione. Non ho particolare simpatia per i dirigenti del Partito e non sono convinto che sciogliersi in una coalizione-ammucchiata sia la soluzione migliore: la Legge in vigore però è quella che è e quindi capisco la scelta del momento. In un certo senso sono anche fortunato: lo schierarsi con la Sinistra Arcobaleno rientra comunque nel mio framework politico di riferimento e perciò penso che rinnoverò il voto ai Verdi. Peccato che non potrò farlo in maniera così diretta: non solo non potrò esprimere preferenze nominative, ma non potrò nemmeno votare esplicitamente il movimento ambientalista. Anzi, dovrò votare per Fausto Bertinotti Premier. Che scempio.

Ho sempre avuto in antipatia Rifondazione Comunista, rea di aver iniziato la disgregazione della Sinistra italiana con l’uscita dall’allora neo-nato PDS. Sono però contento che, vista la comune confluenza nell’Armata Brancaleone Arcobaleno, sia costretto a votare Francesco Forgione, col quale condivido la stessa città di origine, Tiriolo, ma soprattutto l’antipatia per il malaffare purtroppo tanto diffuso al Sud. E sono soprattutto contento che, nei 15 punti principali del programma de La Sinistra L’Arcobaleno, la tutela dell’ambiente sia accompagnata da altre prese di posizione forti che, contrariamente alla medietas tranquilla degli altri schieramenti, abbiano voglia di aprire un dibattito su alcuni temi socialmente rilevanti. È anche vero che la realizzazione totale del Programma rappresenterebbe una mazzata sui miei piedi: ma per il bene comune, questo e altro.

Gravidanze (poco) low cost e adolescenti spendaccioni

21 Marzo 2008

Premessa ovvia per molti lettori, ma necessaria per gli altri: non ho figli, non ne aspetto né ne prevedo nel giro di diversi anni.  Non perchè rientro nel canone del giovane-che-si-lamenta-di-non-poter-metter-su-famiglia-ché-i-figli-costano-tanto-al-giorno-d’oggi; piuttosto, al momento non penso di poter offrire un padre maturo a dei pargoli che già immagino insonni ad aspettare un tizio che passa 16 ore al giorno fuori casa. Al di là di questo aspetto strettamente personale, però, l’aver discusso animatamente (!) del tema “bimbi e denaro” con un amico qualche giorno fa, mi ha fatto un po’ riflettere in questi giorni sul rapporto che futuri genitori, neo-genitori e genitori di bimbi/adolescenti hanno con i soldi spesi/da spendere a favore della crescita dei propri figli.

Il punto della discussione verteva sul tema degli adolescenti “spendaccioni”, con tanto di lamentele del mio interlocutore della serie «Ai miei tempi le cose erano diverse» (per la cronaca, frase pronunciata da un 27enne). La mia teoria, elaborata a voce in nuce e rimuginata un po’ in questi giorni, è che in realtà non siano i ragazzi a spendere & spandere (anche perché senza reddito), quanto i relativi genitori che hanno un rapporto “particolare” con il denaro speso per loro, da prima ancora che vengano al mondo. Posizione che deriva da osservazioni del tutto empiriche ma che, da bravo tacchino induttivista, mi spingono a farmi una teoria, auto-confutarmela e auto-confermarmela, in attesa di tradurla in azioni pratiche.

Quante future mamme avete conosciuto che si nutrono di carne dell’hard discount (urgh) e poi acquistano la costosissima acqua-minerale-apposta-per-i-neonati esclusivamente in un certo luogo, tipicamente negozietto iper-specializzato in materiali per l’infanzia? Quanti futuri papà specificano che il “marsupio” (col quale già si vedono a portare il proprio bebé a tracolla) chiesto in regalo agli amici debba essere a forza della tal marca e acquistato nel posto più caro del mondo? Quanti neo-genitori scorazzano per il centro città al fine di comprare la carrozzina Chicco alla Chicco invece di andare all’Auchan e comprare la stessa (identica) carrozzina Chicco? Quanti nonni si precipitano in farmacia a comprare le pappette invece di comprarle (identiche) al supermercato?

Quando si fa notare l’irrazionalità di questi comportamenti, i familiari del nascituro/neonato si imbufaliscono: per qualche imperscrutabile motivo, arrivano a dire che i biscotti Plasmon comprati nel negozio specializzato sono più buoni (sentito con le mie orecchie) di quelli comprati al Carrefour. Solo una parte di genitori smart inizia ad accettare un compromesso: invece di andare a fare acquisti folli dall’ex-levatrice convertitasi in negoziante di gingilli per l’infanzia, i primi eroi vanno a comprare da IperBimbo, che a dispetto del nome non è un ipermercato, ma è comunque una catena di negozi specializzati di grandi dimensioni. I prezzi non sono quelli sensati di un vero ipermercato, ma non sono nemmeno quelli surreali dei punti vendita più illustri.

In un certo senso capisco il pensiero dei genitori: vogliono “il meglio” per i loro cuccioli. Ottimo pensiero, ovviamente condiviso. Molto meno condiviso, invece, il metodo per estrinsecarlo: mi sfugge il senso di non voler?fare scorta dei pannolini in offerta all’ipermercato ed aspettare invece di comprarli alla prima visita utile al negozio bimbofilo di turno. Capisco già di più il tema abbigliamento, visto che immagino che tra il comprare le tutine in cotone (quelle che si cambiano 10 volte al giorno, per intenderci) all’ipermercato in questione e il comprarle da Chicco passi esattamente lo stesso pensiero riservato agli abiti per adulti: i reparti abbigliamento degli ipermercati non sono per nulla glamour e il tema cotone-sulla-pelle-del-neonato sconsiglia acquisti “sperimentali”.

Esaurito il periodo della gravidanza e dell’infanzia con questo stile, immagino che nelle fasi successive i genitori debbano correre ai ripari dal punto di vista economico e cerchino di prendersi cura dei propri figli facendo per loro sacrifici a tutti i livelli: molti di noi hanno ben presente l’immagine del genitore che salta il pranzo per risparmiare e poi elargisce ricariche telefoniche a iosa al proprio figlio pre-adolescente tele-controllato. Non è questione di “viziare” i figli e nemmeno di formarli come “spendaccioni” come sosteneva il mio interlocutore bergamasco: si tratta della naturale evoluzione di un atteggiamento che estrinseca in valore monetario (ed in acquisti) l’enorme affetto che un qualsivoglia genitore non può non avere verso i propri figli.

Facile intuire quale sia la mia posizione finale sull’argomento: la necessità di un equilibrio costante. Se si ha un budget risicato, non è necessario comprare il prosciutto per la mamma alla Lidl e l’omogeneizzato per il figlio in farmacia: ha senso mantenere un percorso sensato ed una qualità della vita uniforme. Non sono il vate degli ipermercati, ma penso che i polifosfati di un insaccato di bassa qualità siano dannosi per una donna incinta molto di più di un passeggino blu comprato in centro non grigio come il gemello dell’ipermercato, che per ovvi motivi ha stock e scelta di modelli inferiori. Scegliamo un alto standard adeguato alle nostre capacità e inseguiamolo: gli alti e i bassi saranno comunque dannosi, per noi o i nostri figli.