Alti e bassi culinari a Sondrio

16 settembre 2014

Contrariamente all’anno scorso, al termine di quest’estate non provo nemmeno a fare dieta. Come ogni anno agosto è stato il mese in cui, tra buona cucina casalinga dai miei e ristoranti in giro turistico, la panza cresce cresce cresce. Probabilmente persino più che nelle vacanze natalizie, complice la maggior durata del periodo di relax. In mezzo ai due picchi ci sono queste settimane autunnali di maggiore calma culinaria: il che è un paradosso, visto che quando i mesi in questione li passo in trasferta (cosa che, parzialmente o totalmente, avviene da una decina d’anni), non mancano tante visite al ristorante: 4 o 5 cene alla settimana e qualche pranzo ogni tanto; quando sono in albergo, on top c’è anche la colazione. Il che lascerebbe supporre la crescita della classica “panza da trasferta”, che contraddistingue consulenti ovunque in Italia.

Settimana scorsa Eva era a Sondrio per vivere una settimana insieme con ritmi lavorativi; di giorno io e di sera lei, col tempo fuori altalenante. Considerando il trittico colazione/pranzo/cena, in pochi giorni ero esausto: per quanto mi piaccia mangiare e nonostante prendessi solitamente non più di un piatto per pasto, mi son resto conto di non riuscire a mangiare così tanto fuori come sulla carta sarebbe bello fare. Volutamente o meno, il mio corpo si auto-regola. Quando ordino al ristorante spazio tra pasta, pizza, carne e verdure in base al feeling del momento, con al massimo qualche dolce a contorno nelle cene che lo richiedono (tipicamente, qualcosa per togliere il sapore forte dei piatti precedenti). Ciò nonostante, qualche volta capita di esagerare e di pentirsene, anche se toccando ferro non soffro come ai tempi dell’EGDS.

Calvin vs. food

Bisogna dire poi che in mezzo a tanti ristoranti provati in giro per l’Italia, pochi risultano davvero eccellenti o almeno buoni. Spesso la qualità è quella che è, il servizio è spiccio e l’ambiente non concilia. In un contesto così anche il mio gusto fatica a evolvere, quindi ho perso un po’ di entusiasmo nel confronto del “mangiare fuori”. Forse la modesta qualità media dei ristoranti di Sondrio un po’ mi fa tendere a questo pessimismo; non tanto la monotonia, visto che non è vero che si mangiano solo pizzoccheri. Nei primi mesi dell’anno a Torino le cose non erano andate malissimo e tutt’ora, come è accaduto lo scorso weekend con Eva, riesco a trovare laggiù posticini interessanti; qui in Valtellina per ora è più un tirare a sopravvivere o al massimo rilassarsi a cena coi colleghi piuttosto che gioire fino in fondo dei piaceri dei ristoranti visitati.

Nelle prossime settimane dovremo negoziare l’eventuale continuazione delle attività su Sondrio fino a fine 2015; si tratta in fondo di un processo già visto altrove (molte somiglianze con l’andamento a Genova) ma non ho lo stesso entusiasmo delle volte precedenti. Da un lato pesa tanto l’assenza di un’abitazione e la permanenza in albergo, che implica la difficoltà di “affezionarsi” alla città; dall’altro sono piuttosto preoccupato delle possibili evoluzioni del rapporto con Eva, visto che la burocrazia ci sta ostacolando a più non posso. Quindi guardo con curiosità ai prossimi mesi, sperando di trovare finalmente ristoranti imperdibili anche quaggiù e fantasticando di poter vivere con Eva e mangiare a casa con lei delle cose buone, che ci piacciono, preparate da noi. Chiamatelo desiderio di normalità, oppure nausea da ristoranti e pizzerie.

Pompei e Roma

31 agosto 2014

Ero stato agli scavi di Pompei con la famiglia quando avevo 7 anni; non ricordo granché se non l’affetto dei nonni e un gelato al pistacchio. Ci sono tornato negli scorsi giorni con Eva, trovando un sito archeologico enorme e curato. Diverse strutture sono in restauro, ma complessivamente c’è tanto da vedere. Rimane solo un po’ l’amaro in bocca perché la stragrande maggioranza delle opere e degli artefatti è al Museo Archeologico di Napoli invece che in loco; fortunatamente li avevamo visti a luglio.

Dopo Pompei abbiamo passato un po’ di giorni a Roma. Qui i ricordi sono decisamente più recenti: a ritroso sicuramente la caduta di luglio 2009 e la relativa frattura, ma soprattutto i mesi di permanenza a Roma narrati qui sul blog tra 2004 e 2005. Più di tutto, i ricordi della follia collettiva alla morte del Papa e delle visite delle persone amate, in cui scoprivo i percorsi turistici di una città impressionante in termini di bellezza (ma anche di quantità) di opere, monumenti, palazzi e chiese presenti.

In questi giorni abbiamo ripercorso quelle meraviglie, anche se per la maggior parte (Fontana di Trevi, Trinità dei Monti, Colosseo, Piramide Cestia, Palazzo della Civiltà Italiana, etcetera) sotto restauro; il che come per Pompei è un bene e mostra una certa attenzione pubblica a investire sul turismo, ma è un po’ frustrante per chi visita oggi la Città eterna. Ad ogni modo l’interno degli edifici, in particolare delle basiliche, è talmente sorprendente da lasciare a bocca aperta ogni volta che li si visita.

Con questa piccola escursione a sfondo archeologico si conclude un agosto che, come già era avvenuto per il mese di luglio, è stato soprattutto dedicato a passare tempo con Eva e farle scoprire le bellezze del nostro Paese. Rimangono poche settimane prima della sua riprartenza per l’India e ci sarà ancora l’occasione di tornare nelle città del nord come Torino, Sondrio, Milano che le erano piaciute al primo giro. Magari è anche l’occasione per capire se c’è una città dove andare a vivere insieme.

I filmoni e le aspettative

15 agosto 2014

In questa estate in cui la maggior parte del tempo va nel pianificare il matrimonio con Eva, i filmoni di cui parlavo qualche anno fa si sprecano: un giorno cerco casa a Roma, un altro leggo offerte di lavoro altrove, un altro parlo con lei di figli. Poi ci ripenso e cerco casa in un’altra città, ragiono sulle prospettive del lavoro attuale, discuto con lei della cura dei nostri genitori. Bisogna dire che raramente sono stato così proiettato al futuro nella mia vita ma penso sia un passaggio naturale nella vita di ognuno.

Il tema matrimonio già di suo sarebbe abbastanza complesso: la prima volta che sono andato a un matrimonio di un coetaneo parlavo di “malinconia matrimoniale“; un paio di anni fa, reduce da due matrimoni molto diversi tra loro, mi sentivo fuori posto e avvilito. Poi è arrivata Eva e ora sorrido e sono ben disposto ad affrontare il tema senza arrivare alla tragica fase “o ci sposiamo, o ci lasciamo” che da sempre odio. Una volta tanto posso evitare di sentirmi un ragazzino sfiduciato e pensare al futuro.

Nirvana di Roberto Totaro

Ci sono stati altri passaggi delicati nella mia vita e fino ad ora penso di aver azzeccato le strade giuste quando i bivi si facevano stringenti. Probabilmente non ho rispettato le aspettative dei miei genitori e questo senso di sofferenza mi accompagnerà per sempre; ma dall’altra parte se ad alcuni di quei incroci avessi preso la strada indicata da altri ora sarei infelice. Chi legge La Cuccia invece sa che dopo anni difficili tutto sommato ora sono più tranquillo e rilassato, stress da lavoro a parte.

L’articolo Why Generation Y Yuppies Are Unhappy che qualche settimana fa rimbalzava indistintamente tra le bacheche Facebook di quelli nati negli anni Settanta/Ottanta e di quelli nati negli anni Cinquanta (le due fasce di popolazione protagoniste dell’articolo) spiegano bene la lotta che molti di noi combattono da lustri, con sé stessi, con la famiglia, con i peers. Come dicevo, ho la fortuna di essere sicuro delle mie scelte, così almeno i miei unicorni non sembrano così lontani come succede ad alcuni coetanei.

La mia vita sta cambiando così radicalmente da qualche mese a questa parte ed è un bene che avvenga dopo anni di immobilismo: non ho paura del futuro, anche se so che sarà complesso da gestire. Come sempre, ciò che veramente potrebbe terrorizzarmi sono le malattie: mie o delle persone del mio passato e del mio futuro che amo. Purtroppo non mancheranno, speriamo solo che non siano troppo gravi o invalidanti, altrimenti altro che filmoni e aspettative, tutte le energie finiranno lì.

Salami appesi, gnocchi alla sorrentina e fidanzate curiose

31 luglio 2014

L’anno scorso mi auto-descrivevo intento “a calarmi imbracato come un salame da un dirupo” riferendomi alla più assurda tra le “sfide” dell’evento aziendale outdoor. Mi lamentavo un po’ del senso esasperato di competizione di questo tipo di eventi e del bullismo di chi è più allenato, domandandomi quali sarebbero state le (dis)avventure aziendali successive. Poi luglio è arrivato di nuovo ed eccomi alle prese con canyioning, aka cammina e tuffati e nuota in un fiume e poi ogni tanto salta nel vuoto. Oppure (scelta fatta da me) calati con la corda: quindi alla fine la stessa esperienza dello scorso anno ma moltiplicata per 5 volte, con le cascatelle d’acqua a prenderti a schiaffi faccia e corpo.

Per fortuna il weekend sul Lago di Garda è stato anche fatto di momenti più interessanti e divertenti e quindi come sempre ne serverò un buon ricordo: non sono rancoroso con chi cerca di uccidermi ogni X mesi, in fin dei conti è bello passare un weekend diverso invece di stramazzare sul divano come avviene dopo molte settimane lavorative. Cosa comunque piuttosto rara nell’ultimo periodo: da quando Eva è arrivata in Italia abbiamo cercato di passare più weekend possibili insieme, in giro per l’Italia. Tra gli altri uno da soli a Napoli, l’altro con la famiglia a Padova e Venezia: esperienze molto diverse sia in termini di contenuti (città sconosciuta vs. città ben note) che “organizzativi”.

Il weekend a Napoli è stato bello perché la città è affascinante e culturalmente ricca di spunti. Ero passato per le strade principali ormai molti anni fa, ma non l’avevo mai visitata seriamente: invece è una sorpresa assolutamente godibile per un turista, anche italiano. Poi nel caso di Eva penso che gli spunti fossero molti: il Museo archeologico, con centinaia di opere d’arte recuperate negli scavi di Pompei, oppure il Palazzo Reale con i suo dettagli sorprendenti e sfarzosi, ma anche la meno conosciuta Cattedrale, sono posti sorprendenti. Unica nota negativa la continua richiesta di denaro da parte di chiunque (anche insospettabili) unita a qualche tentativo di troppo di fregare i turisti.

I fuochi della festa del Redentore a Venezia

L’esperienza a Padova e Venezia è stata diversa: il focus principale è stata la festa del Redentore, che è sicuramente una bella occasione per vedere una città molto animata dai suoi stessi cittadini, ma non sono mancate altre idee per la mia fidanzata curiosa. Padova in particolare è pur sempre la città in cui ho vissuto di più dopo Tiriolo e ho cercato di trasmetterle l’entusiasmo per i dettagli di una città tanto viva culturalmente quanto spenta lavorativamente. Il weekend ha poi avuto una coda in giro per il Nord Italia grazie alla disponibilità della mia famiglia e noi due siamo riusciti a spendere qualche ora insieme anche a Sondrio e Torino, città in cui realisticamente torneremo ancora insieme.

In generale, è stato un luglio piuttosto intenso, grazie a questi weekend “diversi” e visti anche gli alti e bassi sul lavoro nell’ambito del progetto “ingombrante” in cui sarò coinvolto ancora per un po’, oltre che per le infinite gare che dragano tempo e portano stress (ma solo saltuariamente risultati). La principale sensazione che porto a casa non è certo la nausea per il weekend di lavoro in muta quanto la soddisfazione di aver visto gli occhi di Eva illuminarsi guardando le tante bellezze del nostro Paese. Non vedo l’ora di poter viaggiare ancora insieme a lei, magari in giro per l’Europa, dove le bellezze artistiche, culturali e naturali non mancano. Mi mancava una complice, ecco una persona con cui viaggiare.

Quanto è ingessato il mondo del lavoro in Italia

15 luglio 2014

Durante l’infinita trattativa relativa all’attuale progetto a Sondrio, le figure dello staffing progettuale erano comunque abbastanza definite: in fin dei conti l’ennesimo progetto sugli stessi argomenti nello stesso settore industriale, quindi ormai un’idea me la son fatta. Come nelle volte precedenti, il mix era di persone “Senior” interne, persone più giovani e un professionista esterno molto ferrato su un argomento che per noi non è core business. Tra le altre figure, avevo inserito anche una posizione da stagista e solo uno sciocco potrebbe pensare che per noi gli stage siano un modo di affamare giovani neolaureati. Il compenso netto mensile infatti supera i 1.100 Euro al mese, considerando anche i buoni pasto. Il lavoro non è certo fare fotocopie come nelle peggiori barzellette, ma è quello normale del consulente, con qualche paracadute in più: dal primo giorno dal Cliente fino alla fine del sesto mese, poi è abbastanza naturale la trasformazione in apprendistato, cioè altri due anni di benefici fiscali per tutti.

Una volta apprendisti, di fatto i ragazzi vengono considerati dipendenti a tutti gli effetti e così anche la conversione a tempo indeterminato è abbastanza naturale: d’altra parte dopo aver investito 2 anni e mezzo di formazione su un giovane neo-laureato, scelto dopo un’infinita selezione, sarebbe folle lasciarlo andare. Il meccanismo funziona da ormai qualche anno e ha fatto sì che un’intera generazione di giovani brillanti ora abbia posti di responsabilità negli ambiti su cui si sono spesi meglio. Poi quest’anno il meccanismo si è inceppato. La nuova normativa sul lavoro, evidentemente concepita per tentare di favorire l’aumento dell’occupazione ma senza la forza di scoraggiare i furbetti del quartierino, ha terribilmente complicato le modalità di inserimento in azienda dei più giovani. In particolare, è di fatto impossibile prendere stagisti: bisognerebbe infatti assumere anche invalidi di varia natura, cosa non facile per questo tipo di lavoro, per quanto sia “da ufficio” (ma sempre in mobilità).

Per uscire dall’impasse sullo staffing a Sondrio, ho proposto di concentrare l’attenzione su un possibile contratto a progetto, con un budget un po’ più ampio, intorno ai 2.000 Euro più trasferta. Ho provato a cercare profili adeguati, ma solo pochi candidati si son fidati: quando finalmente ho trovato una persona interessata e con una micro-esperienza in ambito grafico, la proposta di contratto è partita subito, salvo arenarsi pochi giorni dopo. Anche in questo caso, per merito della nuova normativa sul lavoro. Il vincolo stavolta stava nel fatto che il candidato in questione fosse iscritto all’albo dei pubblicisti e pertanto l’azienda ritenesse contrario alla legge proporgli un contratto a progetto. Così l’offerta si è trasformata ancora: non più contratto a progetto, ma con partita IVA. Il povero candidato si è così visto costretto ad aprirla e l’azienda ha messo l’IVA on top sul budget. Ora che il progetto è partito il neo-imprenditore di soldi non ne ha ancora visti, considerando il pagamento a 30 giorni dalla fattura.

Se la persona in questione fosse valida, non sarebbe un problema trovare altre opportunità di collaborazione durante l’anno, in continuità presso lo stesso cliente in caso di rinnovi oppure in contesti diversi. Ma tanto per cambiare anche qui c’è la sòla: in caso di troppi lavori con la stessa azienda (in questo caso noi) scatterebbe addirittura una sanzione. Quindi l’unico modo di collaborare ancora sarebbe trovare una società terza per tentare giri di fatture incrociate, con qualche furbo che guadagnerebbe sulla disperazione altrui. Si parla tanto di skill shortage, cioè di difficoltà per le aziende di assumere candidati validi, eppure in questa selva di leggi gli unici a ottenere vantaggi sono società senza scrupoli che sulle magagne ci campano. Ogni tanto becco in aereo qualche mio coetaneo precario (a quasi 36 anni!) e mi viene da piangere sentendo storie di difficoltà imperiture e di impossibilità di mettere su casa, famiglia e futuro. Cosa avrebbe ottenuto alla fine il legislatore con queste leggi?

Solo costi in più per l’azienda, meno prospettive di assunzione per il candidato, lo sviluppo di possibili forme di sfruttamento da parte di terzi, tanta insicurezza in più nel sistema invece di un normale processo di selezione e inserimento di una risorsa in un’azienda che cresce con percentuali a due cifre ogni anno. In un mercato del lavoro sempre più terziarizzato come quello italiano d’altronde poche società davvero innovative possono continuare a crescere e si parla di cifre di circa il 7% del PIL in Germania contro il 2% in Italia anche per questa incapacità strutturale di inserire i tanto ricercati “talenti”, farli crescere, responsabilizzarli. Sicuramente rimangono al palo i laureati con voti bassi e chi non ha spirito di iniziativa, ma per tutti gli altri le occasioni non mancano: certo il contesto legislativo e le prassi delle aziende non aiutano a sviluppare un mercato del lavoro equilibrato. Ogni tanto mi torna la voglia di fare l’imprenditore, ma chi me lo fa fare in un contesto così stupidamente complesso?