Subsonica vs. U2 (e Depeche Mode)

17 ottobre 2014

Mentre in tutto il mondo si alzavano allo stesso tempo la curiosità verso i nuovi prodotti Apple e gli insulti verso la forzatura dell’album Songs of Innocence “imposto” a tutti i clienti di prodotti Apple, io correvo a verificare l’effettivo download (cosa niente affatto banale) del disco sul mio iPad. La curiosità derivava dall’assenza degli irlandesi dalle scene da diversi anni; avevo appuntato proprio su questo blog l’ultimo contatto indiretto.

Nelle ultime settimane ho perciò ascoltato parecchio il CD (si potrà chiamare così?), gustandone diverse canzoni: ho iniziato a canticchiarne qualcuna sotto la doccia e alzato di una tacca il volume su Volcano, che non è affatto male. In generale il giudizio è positivo e per inciso pare che poi i download effettivi siano stati parecchio meno rispetto ai potenziali 500 milioni: “appena” 28 milioni, chissà quanti davvero “coscienti”.

Nel frattempo il disco è uscito in versione integrale e ci sono rimasto male: costa parecchio in entrambe le edizioni disponibili e non è possibile “scontare” il fatto di aver scaricato quelle regalate prima, che quindi ora bisognerebbe ricomprare. A questo punto tutta l’operazione ha assunto un ulteriore manto di assurdità, anche se come dicevo la qualità complessiva del disco me ne abbia fatto parlare spesso agli amici.

Coincidenza ha voluto che a fine settembre i Subsonica abbiano rilasciato il nuovo disco, con un paio di Euro di sconto per il pre-ordine su iTunes. Visti gli infelici passati col sistema, ho esitato un po’, poi ho ceduto: un po’ da fan, un po’ per curiosità dopo il “tiro” di Lazzaro, singolo molto sentito in estate. Ora ho ascoltato Una nave in una foresta ormai diverse volte, quindi un’idea me la son fatta e non è troppo esaltante.

Se fosse stato un disco di quelli imperdibili, probabilmente nei miei weekend solitari a Milano sarebbe stato un ascolto continuo, a ripetizione, un po’ come era avvenuto con L’eclissi, a più riprese. Invece ho iniziato ad alternarlo a quello degli U2 e persino a vecchi dischi della mia libreria, dei Subsonica stessi o di altri. Non che manchi qualche canzone carina; ma così a occhio (o “a orecchio”) niente di davvero indimenticabile.

Immagino che alla fine imparerò a memoria i testi come avvenuto per gli altri dischi: un passaggio involontario ma progressivo, anche se quest’anno, rispetto anche solo a quando ero a Genova, sto ascoltando molta meno musica in mobilità. Sarà che cammino poco o nulla a Sondrio, quindi c’è stato un crollo nell’uso degli auricolari; a Torino ascoltavo molto Delta Machine dei Depeche Mode. Quello sì che è un disco da riascoltare.

L’estate di Eva

30 settembre 2014

I 90 giorni di durata del soggiorno erano quelli previsti per legge, ovviamente sfruttati al massimo; l’inizio e la fine a cavallo del solstizio estivo e dell’equinozio autunnale invece sono stati quasi un caso. Eva è arrivata in Italia all’inizio di un’estate piovosa ed è andata via all’inizio di un autunno che già sembra piuttosto freddo. Ha segnato molto le vite di alcuni di noi, in particolare la mia e quella dei miei genitori.

Difficile penso in futuro ricordare l’estate 2014 senza associarla immediatamente alla piccola routine che si era formata a casa mia e ai piccoli grandi tour in giro per l’Italia, pensati con l’obiettivo di farle conoscere le bellezze del nostro Paese, dalle più grandi a quelle un po’ sconosciute, forse persino a noi. E poi un tuffo quotidiano in cucina, abitudini sociali, rapporti familiari, amicizie, consuetudini e innovazioni.

Qualche giorno fa a Fiumicino la mia tristezza era infinita: il senso dell’abbandono vissuto negli ultimi venti anni in tante stazioni, fermate degli autobus e aeroporti stavolta era in formato gigante, accompagnato da un senso dell’ineluttabilità che di solito non mi è proprio. In fin dei conti per lavoro sono sempre quello che sa cosa fare; o quanto meno devo riuscire a esserlo, per colleghi, clienti e collaboratori.

Camminando per gli ampi spazi dell’aeroporto invece ripensavo sospirando all’estate di Eva e mi domandavo cosa fare nei prossimi mesi. Lontano da lei, lontano dai miei genitori, perso nell’infinita trattativa per restare il più possibile a lavorare a Sondrio e alle prese con la burocrazia all’apparenza impenetrabile per un Italiano che voglia sposare civilmente un’Indiana. Chissà se qualcuno mi darà una mano.

Alti e bassi culinari a Sondrio

16 settembre 2014

Contrariamente all’anno scorso, al termine di quest’estate non provo nemmeno a fare dieta. Come ogni anno agosto è stato il mese in cui, tra buona cucina casalinga dai miei e ristoranti in giro turistico, la panza cresce cresce cresce. Probabilmente persino più che nelle vacanze natalizie, complice la maggior durata del periodo di relax. In mezzo ai due picchi ci sono queste settimane autunnali di maggiore calma culinaria: il che è un paradosso, visto che quando i mesi in questione li passo in trasferta (cosa che, parzialmente o totalmente, avviene da una decina d’anni), non mancano tante visite al ristorante: 4 o 5 cene alla settimana e qualche pranzo ogni tanto; quando sono in albergo, on top c’è anche la colazione. Il che lascerebbe supporre la crescita della classica “panza da trasferta”, che contraddistingue consulenti ovunque in Italia.

Settimana scorsa Eva era a Sondrio per vivere una settimana insieme con ritmi lavorativi; di giorno io e di sera lei, col tempo fuori altalenante. Considerando il trittico colazione/pranzo/cena, in pochi giorni ero esausto: per quanto mi piaccia mangiare e nonostante prendessi solitamente non più di un piatto per pasto, mi son resto conto di non riuscire a mangiare così tanto fuori come sulla carta sarebbe bello fare. Volutamente o meno, il mio corpo si auto-regola. Quando ordino al ristorante spazio tra pasta, pizza, carne e verdure in base al feeling del momento, con al massimo qualche dolce a contorno nelle cene che lo richiedono (tipicamente, qualcosa per togliere il sapore forte dei piatti precedenti). Ciò nonostante, qualche volta capita di esagerare e di pentirsene, anche se toccando ferro non soffro come ai tempi dell’EGDS.

Calvin vs. food

Bisogna dire poi che in mezzo a tanti ristoranti provati in giro per l’Italia, pochi risultano davvero eccellenti o almeno buoni. Spesso la qualità è quella che è, il servizio è spiccio e l’ambiente non concilia. In un contesto così anche il mio gusto fatica a evolvere, quindi ho perso un po’ di entusiasmo nel confronto del “mangiare fuori”. Forse la modesta qualità media dei ristoranti di Sondrio un po’ mi fa tendere a questo pessimismo; non tanto la monotonia, visto che non è vero che si mangiano solo pizzoccheri. Nei primi mesi dell’anno a Torino le cose non erano andate malissimo e tutt’ora, come è accaduto lo scorso weekend con Eva, riesco a trovare laggiù posticini interessanti; qui in Valtellina per ora è più un tirare a sopravvivere o al massimo rilassarsi a cena coi colleghi piuttosto che gioire fino in fondo dei piaceri dei ristoranti visitati.

Nelle prossime settimane dovremo negoziare l’eventuale continuazione delle attività su Sondrio fino a fine 2015; si tratta in fondo di un processo già visto altrove (molte somiglianze con l’andamento a Genova) ma non ho lo stesso entusiasmo delle volte precedenti. Da un lato pesa tanto l’assenza di un’abitazione e la permanenza in albergo, che implica la difficoltà di “affezionarsi” alla città; dall’altro sono piuttosto preoccupato delle possibili evoluzioni del rapporto con Eva, visto che la burocrazia ci sta ostacolando a più non posso. Quindi guardo con curiosità ai prossimi mesi, sperando di trovare finalmente ristoranti imperdibili anche quaggiù e fantasticando di poter vivere con Eva e mangiare a casa con lei delle cose buone, che ci piacciono, preparate da noi. Chiamatelo desiderio di normalità, oppure nausea da ristoranti e pizzerie.

Pompei e Roma

31 agosto 2014

Ero stato agli scavi di Pompei con la famiglia quando avevo 7 anni; non ricordo granché se non l’affetto dei nonni e un gelato al pistacchio. Ci sono tornato negli scorsi giorni con Eva, trovando un sito archeologico enorme e curato. Diverse strutture sono in restauro, ma complessivamente c’è tanto da vedere. Rimane solo un po’ l’amaro in bocca perché la stragrande maggioranza delle opere e degli artefatti è al Museo Archeologico di Napoli invece che in loco; fortunatamente li avevamo visti a luglio.

Dopo Pompei abbiamo passato un po’ di giorni a Roma. Qui i ricordi sono decisamente più recenti: a ritroso sicuramente la caduta di luglio 2009 e la relativa frattura, ma soprattutto i mesi di permanenza a Roma narrati qui sul blog tra 2004 e 2005. Più di tutto, i ricordi della follia collettiva alla morte del Papa e delle visite delle persone amate, in cui scoprivo i percorsi turistici di una città impressionante in termini di bellezza (ma anche di quantità) di opere, monumenti, palazzi e chiese presenti.

In questi giorni abbiamo ripercorso quelle meraviglie, anche se per la maggior parte (Fontana di Trevi, Trinità dei Monti, Colosseo, Piramide Cestia, Palazzo della Civiltà Italiana, etcetera) sotto restauro; il che come per Pompei è un bene e mostra una certa attenzione pubblica a investire sul turismo, ma è un po’ frustrante per chi visita oggi la Città eterna. Ad ogni modo l’interno degli edifici, in particolare delle basiliche, è talmente sorprendente da lasciare a bocca aperta ogni volta che li si visita.

Con questa piccola escursione a sfondo archeologico si conclude un agosto che, come già era avvenuto per il mese di luglio, è stato soprattutto dedicato a passare tempo con Eva e farle scoprire le bellezze del nostro Paese. Rimangono poche settimane prima della sua riprartenza per l’India e ci sarà ancora l’occasione di tornare nelle città del nord come Torino, Sondrio, Milano che le erano piaciute al primo giro. Magari è anche l’occasione per capire se c’è una città dove andare a vivere insieme.

I filmoni e le aspettative

15 agosto 2014

In questa estate in cui la maggior parte del tempo va nel pianificare il matrimonio con Eva, i filmoni di cui parlavo qualche anno fa si sprecano: un giorno cerco casa a Roma, un altro leggo offerte di lavoro altrove, un altro parlo con lei di figli. Poi ci ripenso e cerco casa in un’altra città, ragiono sulle prospettive del lavoro attuale, discuto con lei della cura dei nostri genitori. Bisogna dire che raramente sono stato così proiettato al futuro nella mia vita ma penso sia un passaggio naturale nella vita di ognuno.

Il tema matrimonio già di suo sarebbe abbastanza complesso: la prima volta che sono andato a un matrimonio di un coetaneo parlavo di “malinconia matrimoniale“; un paio di anni fa, reduce da due matrimoni molto diversi tra loro, mi sentivo fuori posto e avvilito. Poi è arrivata Eva e ora sorrido e sono ben disposto ad affrontare il tema senza arrivare alla tragica fase “o ci sposiamo, o ci lasciamo” che da sempre odio. Una volta tanto posso evitare di sentirmi un ragazzino sfiduciato e pensare al futuro.

Nirvana di Roberto Totaro

Ci sono stati altri passaggi delicati nella mia vita e fino ad ora penso di aver azzeccato le strade giuste quando i bivi si facevano stringenti. Probabilmente non ho rispettato le aspettative dei miei genitori e questo senso di sofferenza mi accompagnerà per sempre; ma dall’altra parte se ad alcuni di quei incroci avessi preso la strada indicata da altri ora sarei infelice. Chi legge La Cuccia invece sa che dopo anni difficili tutto sommato ora sono più tranquillo e rilassato, stress da lavoro a parte.

L’articolo Why Generation Y Yuppies Are Unhappy che qualche settimana fa rimbalzava indistintamente tra le bacheche Facebook di quelli nati negli anni Settanta/Ottanta e di quelli nati negli anni Cinquanta (le due fasce di popolazione protagoniste dell’articolo) spiegano bene la lotta che molti di noi combattono da lustri, con sé stessi, con la famiglia, con i peers. Come dicevo, ho la fortuna di essere sicuro delle mie scelte, così almeno i miei unicorni non sembrano così lontani come succede ad alcuni coetanei.

La mia vita sta cambiando così radicalmente da qualche mese a questa parte ed è un bene che avvenga dopo anni di immobilismo: non ho paura del futuro, anche se so che sarà complesso da gestire. Come sempre, ciò che veramente potrebbe terrorizzarmi sono le malattie: mie o delle persone del mio passato e del mio futuro che amo. Purtroppo non mancheranno, speriamo solo che non siano troppo gravi o invalidanti, altrimenti altro che filmoni e aspettative, tutte le energie finiranno lì.