Orologio biologico

15 maggio 2016

Con una risposta piuttosto secca a una lettrice, il giornalista di Internazionale Claudio Rossi Marcelli ci ha ricordato come l’intera idea dell’orologio biologico sia il classico concetto imposto dalla società più che una realtà biologica; non sono però così convinto che sia legata agli effetti del post-femminismo in Occidente.

La sindrome dei ho-30-anni-mi-devo-sposare è comune a tutte le donne che ho conosciuto ovunque nel mondo; il passaggio successivo, quello del ho-quasi-40-anni-devo-avere-un-figlio-a-tutti-i-costi, forse si sente di più quaggiù semplicemente perché sono maggiori le possibilità economiche di aver figli in tarda età.

Le primipare attempate sono ormai la norma e noi potenziali padri spesso siam più vecchi di loro; probabilmente anche se non lo ammettiamo anche noi abbiamo un bel pezzo di responsabilità nell’esasperare le nostre compagne. Conosco almeno un paio di quasi-quarantenni che non pensano ad altro e stressano le mogli.

Magari farò anch’io lo stesso tra qualche mese, anno, lustro. Le priorità della vita cambiano e, orologio biologico o meno, probabilmente a un certo punto avrò sulle spalle la scimmietta conto terzi. Peraltro coloro che incrocio nella vita quotidiana con la scimmietta appoggiata sono tutti sposati e più giovani di me.

Se un giorno avessi davvero la possibilità di avere un figlio, avrei un solo desiderio: vederlo nascere e crescere sano. Eva, che sulle cose della vita quotidiana è forse un po’ più pratica di me, dice che se non ne potremo avere figli, li adotteremo. Il che è probabilmente un metodo per fermare l’orologio con meno stress.

Odio le mance

30 aprile 2016

Se c’è una cosa che non sopporto quando viaggio, è il dover capire come/quando dare le mance. Ristoranti, hotel, NCC, guide turistiche: ogni volta è un terno al lotto capire cosa si aspetta lo staff. Online si sprecano le guide sui luoghi dove NON lasciare la mancia: segno forse che non sono l’unico a disagio. Non è questione di tirchieria: sono davvero in difficoltà a capire qual è il valore di denaro all’estero e ad esempio l’ultima volta in India nemmeno una mancia da 500 rupie è sembrata apprezzata.

In alcuni Paesi del mondo anche altri personaggi son lì con la manina tesa: benzinai, guarda-scarpe, parcheggiatori. Negli Stati Uniti la mancia nei ristoranti è talmente strutturale che quando è uscita la notizia delle prime catene senza mance, si sono sprecati in Rete i commenti super-positivi. Io ammetto che in tempi di carte di credito ho anche difficoltà a capire quanto dare: le monete probabilmente sembrano poco, le banconote da 5/10€ in alcuni contesti fanno cafone e sono smisurate rispetto al corrispettivo.

In Italia di solito penso che abbia poco senso la voce “coperto” al ristorante; preferirei una voce “servizio” chiara e predeterminata o ancora meglio nessuna voce, spalmando il costo del servizio direttamente sui piatti (cosa che peraltro in parte avviene comunque). Ai tassisti lascio qualcosa quando se lo meritano o quando pago con la carta di credito, visto che mi fanno sentire in colpa. Poi probabilmente ci saranno altri contesti in cui gli interlocutori si aspettano “qualcosa” e io non me ne rendo conto. Che figure.

Vado a vivere a Mogliano Veneto

15 aprile 2016

Ormai è da dicembre che, prima per qualche giorno la settimana e poi sempre più full time, lavoro a Mogliano Veneto. La cosa, come raccontavo a novembre, è nata in maniera un po’ inaspettata mentre preparavo il ritorno a Torino (su un progetto mai partito, peraltro); è poi diventata un’attività parecchio totalizzante, visto la quantità di lavoro e di persone coinvolte.

Mogliano Veneto è la classica cittadina di provincia italiana; magari non è esattamente una città d’arte, ma è sicuramente accogliente. Come molte altre è tagliata in due da una stradona (il famigerato Terraglio, che collega Mestre e Treviso) e poi si sviluppa come un paesone, con le sue piazze, i suoi negozi e i suoi diversi alberghi per tanti consulenti e turisti.

La sua vicinanza alla sede di qualche multinazionale e a Venezia ne fa infatti un centro particolarmente frequentato da terzi; la cosa curiosa però è che di fatto c’è un solo residence e a partire dal 20 andrò a vivere proprio là. In realtà è un residence per modo di dire: di fatto è un ristorante che ha acquisito appartamenti intorno e li affitta (utenze incluse) su base mensile.

La cosa positiva è che probabilmente potrò ricominciare a cucinare decentemente come non faccio più da circa 2 anni, quando ero stato qualche settimana in un residence a Torino dopo i due anni pieni nel mio monolocale genovese. La cosa negativa è che si tratterà comunque di un appoggio temporaneo fino al matrimonio, poi è da capire come evolvono lavoro e vita.

Il 16 luglio 2016 mi sposo

26 marzo 2016

Singloids

L’attività principale del giorno è stata visitare 2 location per matrimoni in provincia di Catanzaro. Si tratta del primo atto dell’organizzazione-lampo che porterà al matrimonio con Eva il 16 luglio 2016. Un evento non del tutto inaspettato per i lettori di questo blog, che potranno intuire facilmente il perché della data e conoscono le difficoltà burocratiche sino a ora incontrate.

Non che siano davvero finite: manca ancora il visto di Eva. Che sarà turistico, quindi valido 3 mesi: se arriverà nei tempi sperati Eva potrà atterrare in Italia nella seconda metà di maggio e ripartire a Ferragosto. Nel mezzo il matrimonio, appunto, oltre a un viaggio in Israele pianificato da quasi un anno e che ora curiosamente diventa una specie di viaggio di nozze “strano”.

Al di là di questi aspetti di pianificazione casereccia, c’è tanta curiosità di vedere come cambierà la mia vita dall’estate in poi. Dopo anni di fidanzamento a distanza un matrimonio a distanza, per quanto di moda, forse non è la soluzione migliore; ma d’altra parte al momento è difficile garantire a Eva di avere una casa definita in una città certa per un lungo numero di anni.

Non sono in panico per l’organizzazione del matrimonio in contumacia e in così poco tempo: alla fine ho chiesto preventivi in giro e ho trovato un sacco di disponibilità. Così a occhio la crisi fa sposare meno, visto i costi complessivi. Spero comunque che Eva possa davvero arrivare in Italia e possa seguire per un paio di mesi la preparazione scegliendo cosa le piace di più.

Deprivazione relativa

14 marzo 2016

Tra le mille teorie interessanti a cavallo tra psicologia sociale e sociologia, quella della deprivazione relativa sembra particolarmente attuale: potrebbe spiegare il perché della continua insoddisfazione di molti di noi ed essere la chiave di lettura del perché anche se abbiamo uno stipendio decente rispetto alla media italiana, nessun problema di salute serio e tanto affetto intorno, continuiamo a essere imbronciati e insoddisfatti.

Quest’anno l’annuale valutazione lavorativa non è stata granché: il che non appare scritto da nessuna parte, visto che i “voti” sono alti e il “premio” (che poi sarebbe più corretto considerare retribuzione variabile e non una donazione divina) arriverà presto sul mio stipendio. Sono io ad autovalutarmi e a ritenermi insoddisfatto: non tanto del (tanto) lavoro fatto, quando dei mancati traguardi raggiunti rispetto a chi ha la mia stessa età.

Dopo essere rimasto vittima della regola dei 35 anni, veleggio in una relativa mediocrità. Tiro avanti progetti sempre più complessi, con un po’ di attività commerciale a latere; dall’altra parte se volessi “svoltare” dovrei fare solo attività commerciale, ma ciò non potrà mai avvenire dovendo guidare progetti sempre più complessi. Quindi guardo ai “peers” con invidia, anche se poi c’è sempre chi mi dice “c’è chi sta molto peggio di te”.

L’alternativa ovviamente sarebbe mettersi a cercare seriamente un nuovo lavoro, ma non sono sicuro di avere tempo, voglia e capacità di farlo in tempi brevi. Al contrario, sto provando a far capire all’interno della mia società che in questi mesi ho e avrò sempre più delle priorità personali più che lavorative: ovviamente so già che questo mi verrà ritorto contro a livello lavorativo ma come è noto non sono un bravo bugiardo.