Quanto è ingessato il mondo del lavoro in Italia

15 luglio 2014

Durante l’infinita trattativa relativa all’attuale progetto a Sondrio, le figure dello staffing progettuale erano comunque abbastanza definite: in fin dei conti l’ennesimo progetto sugli stessi argomenti nello stesso settore industriale, quindi ormai un’idea me la son fatta. Come nelle volte precedenti, il mix era di persone “Senior” interne, persone più giovani e un professionista esterno molto ferrato su un argomento che per noi non è core business. Tra le altre figure, avevo inserito anche una posizione da stagista e solo uno sciocco potrebbe pensare che per noi gli stage siano un modo di affamare giovani neolaureati. Il compenso netto mensile infatti supera i 1.100 Euro al mese, considerando anche i buoni pasto. Il lavoro non è certo fare fotocopie come nelle peggiori barzellette, ma è quello normale del consulente, con qualche paracadute in più: dal primo giorno dal Cliente fino alla fine del sesto mese, poi è abbastanza naturale la trasformazione in apprendistato, cioè altri due anni di benefici fiscali per tutti.

Una volta apprendisti, di fatto i ragazzi vengono considerati dipendenti a tutti gli effetti e così anche la conversione a tempo indeterminato è abbastanza naturale: d’altra parte dopo aver investito 2 anni e mezzo di formazione su un giovane neo-laureato, scelto dopo un’infinita selezione, sarebbe folle lasciarlo andare. Il meccanismo funziona da ormai qualche anno e ha fatto sì che un’intera generazione di giovani brillanti ora abbia posti di responsabilità negli ambiti su cui si sono spesi meglio. Poi quest’anno il meccanismo si è inceppato. La nuova normativa sul lavoro, evidentemente concepita per tentare di favorire l’aumento dell’occupazione ma senza la forza di scoraggiare i furbetti del quartierino, ha terribilmente complicato le modalità di inserimento in azienda dei più giovani. In particolare, è di fatto impossibile prendere stagisti: bisognerebbe infatti assumere anche invalidi di varia natura, cosa non facile per questo tipo di lavoro, per quanto sia “da ufficio” (ma sempre in mobilità).

Per uscire dall’impasse sullo staffing a Sondrio, ho proposto di concentrare l’attenzione su un possibile contratto a progetto, con un budget un po’ più ampio, intorno ai 2.000 Euro più trasferta. Ho provato a cercare profili adeguati, ma solo pochi candidati si son fidati: quando finalmente ho trovato una persona interessata e con una micro-esperienza in ambito grafico, la proposta di contratto è partita subito, salvo arenarsi pochi giorni dopo. Anche in questo caso, per merito della nuova normativa sul lavoro. Il vincolo stavolta stava nel fatto che il candidato in questione fosse iscritto all’albo dei pubblicisti e pertanto l’azienda ritenesse contrario alla legge proporgli un contratto a progetto. Così l’offerta si è trasformata ancora: non più contratto a progetto, ma con partita IVA. Il povero candidato si è così visto costretto ad aprirla e l’azienda ha messo l’IVA on top sul budget. Ora che il progetto è partito il neo-imprenditore di soldi non ne ha ancora visti, considerando il pagamento a 30 giorni dalla fattura.

Se la persona in questione fosse valida, non sarebbe un problema trovare altre opportunità di collaborazione durante l’anno, in continuità presso lo stesso cliente in caso di rinnovi oppure in contesti diversi. Ma tanto per cambiare anche qui c’è la sòla: in caso di troppi lavori con la stessa azienda (in questo caso noi) scatterebbe addirittura una sanzione. Quindi l’unico modo di collaborare ancora sarebbe trovare una società terza per tentare giri di fatture incrociate, con qualche furbo che guadagnerebbe sulla disperazione altrui. Si parla tanto di skill shortage, cioè di difficoltà per le aziende di assumere candidati validi, eppure in questa selva di leggi gli unici a ottenere vantaggi sono società senza scrupoli che sulle magagne ci campano. Ogni tanto becco in aereo qualche mio coetaneo precario (a quasi 36 anni!) e mi viene da piangere sentendo storie di difficoltà imperiture e di impossibilità di mettere su casa, famiglia e futuro. Cosa avrebbe ottenuto alla fine il legislatore con queste leggi?

Solo costi in più per l’azienda, meno prospettive di assunzione per il candidato, lo sviluppo di possibili forme di sfruttamento da parte di terzi, tanta insicurezza in più nel sistema invece di un normale processo di selezione e inserimento di una risorsa in un’azienda che cresce con percentuali a due cifre ogni anno. In un mercato del lavoro sempre più terziarizzato come quello italiano d’altronde poche società davvero innovative possono continuare a crescere e si parla di cifre di circa il 7% del PIL in Germania contro il 2% in Italia anche per questa incapacità strutturale di inserire i tanto ricercati “talenti”, farli crescere, responsabilizzarli. Sicuramente rimangono al palo i laureati con voti bassi e chi non ha spirito di iniziativa, ma per tutti gli altri le occasioni non mancano: certo il contesto legislativo e le prassi delle aziende non aiutano a sviluppare un mercato del lavoro equilibrato. Ogni tanto mi torna la voglia di fare l’imprenditore, ma chi me lo fa fare in un contesto così stupidamente complesso?

La mia piccola anima gemella

30 giugno 2014

Eva è arrivata in Italia. Trascinando bagagli più grandi di lei, ha portato un pezzo della sua vita in Calabria trasferendo dall’India non solo il notebook aziendale con cui lavorare da remoto o i vestiti per il suo soggiorno, ma anche tutti i piccoli grandi oggetti utili per coltivare i suoi hobby, tutti molto creativi. Bisogna dire che è stata coraggiosa e sveglia, visto che pur non avendo prima né mai lasciato l’India né mai preso un aereo è riuscita a inanellare tutti i passaggi utili per arrivare a casa nostra e stabilirsi per tre mesi.

Questo primo weekend è stato piuttosto speciale, visto che l’abbiamo passato insieme io, lei e i miei genitori. Uno strano equilibrio in cui ero sommerso di affetto a 360° da tre persone diverse, ma tutte accomunate dall’essere sensibili e buone. Spero il primo di una lunga serie di appuntamenti: da un agosto spero il più possibile congiunto a un po’ di occasioni di passare del tempo insieme a luglio e settembre. Certo la lontananza tra Nord e Sud non aiuta molto, visto che siamo costretti a scriverci come quando era in India.

Definivo questo weekend speciale soprattutto perché è stata la prima occasione per mettere davvero a nudo i nostri sentimenti. A gennaio il turbinio di emozioni era stato un po’ compresso tra ritardi/attese degli aerei e lunghi tragitti in auto; stavolta siamo riusciti a parlarci guardandoci negli occhi di piccole e grandi cose. Scoprendo di essere molto diversi su alcune cose e sorprendentemente simili in altre, nel giusto mix che probabilmente contraddistingue le coppie adulte, che a un certo punto capiscono di poter durare a lungo.

Una vignetta di Singloids

Io ed Eva siamo due solitudini che si incontrano. Non si pensi al senso negativo di questa frase, al fatto che due possano scegliersi giusto per scongiurare il rischio di rimanere single a vita. Suggerisco invece quello positivo: sento spesso parlare di anime gemelle, ma ora ho dato un significato personale a questa espressione grazie alla mia Eva. Che ha il suo bel caratterino e i suoi difetti e le sue complesse sfaccettature, come tutte le persone affascinanti; ma che ha anche tanta dolcezza da offrire, mentre mi abbraccia stretto.

Il suo essere fisicamente delicata e psicologicamente forte, apparentemente naive e sostanzialmente affidabile, la rendono una persona speciale con cui voler stare il più possibile, anche in momenti del tutto ordinari e non certo memorabili. Ora che sono tornato a Milano alterno momenti di nostalgia per il bel tempo passato insieme e un bel po’ di sorrisi sapendo che passeremo il prossimo weekend insieme, in una piccola gita-esperimento a Napoli, città che io conosco poco e lei ha visto descritta solo su qualche sito Internet.

Ci sono dei momenti in cui Eva dichiara il suo affetto o il suo dispiacere a vedermi partire, stringendomi il cuore ma facendomi sentire all’improvviso utile, a tratti addirittura indispensabile come lei lo è per me. Ci sono sguardi, gesti e sorrisi che la rendono molto attraente e io arrossisco ogni volta che lei azzarda un piccolo complimento su di me. Ci sono parole, pensieri ed emozioni che vagano indifferentemente via Rete o dal vivo, che ci uniscono fortunatamente molto di più di quanto ci possano separare, evitando malintesi.

Dopo di che, capisco che il futuro non sarà affatto facile, né per lei che sta decidendo di cambiare vita e Paese, né per me che sto facendo scelte piuttosto serie, ma che non possono prescindere da colei che quando mi guarda negli occhi mi fa capire che è possibile una vita diversa. E che anch’io devo prendere le giuste decisioni per dare una chance e un futuro alla nostra relazione. Perché vorrei la mia piccola anima gemella sempre vicino a me, per continuare a condividere sorrisi e a volte anche qualche lacrima, spero di felicità.

Vaghi ricordi degli Stati Uniti

15 giugno 2014

Come e più di quanto avessi previsto, il rientro al lavoro dagli Stati Uniti è stato precipitoso e massacrante. Il progetto a Sondrio in particolare sembra interessante, ma basti dire che sto dormendo lì 4 notti totali in 3 settimane per far intuire a chi mi conosce lo sbattimento logistico che c’è dietro. Così ripenso a quella settimana come fosse distantissima e un po’ mi dispiace: avrei voluto scrivere qui tante cose e magari fare un elenco ordinato come avevo fatto a gennaio al ritorno dall’India; invece appunterò solo qualche ricordo ancora particolarmente vivido. Ad esempio: mi sono rimasti sicuramente molto impressi i musei. Molto bello il Museum of Fine Arts di Boston, completo e ben allestito; interessante il piccolo National Museum of the American Indian a New York; imperdibile il Museum of Modern Arts aka MOMA, centro culturale di Manhattan; perdibile il MOMA PS1, che dovrebbe essere la sua declinazione più contemporanea, ma è semi-vuoto. Ho fatto un salto anche all’American Museum of Natural History e al Metropolitan Museum, ma tempo e costi mi hanno tenuto lontano dal visitarli.

Dico “costi” perché avrei dovuto spendere un’altra sessantina di dollari, tra ingressi e deposito bagagli, dopo i 25 spesi ad esempio al MOMA (salvo scoprire dopo che al venerdì pomeriggio l’ingresso sarebbe stato gratuito in quanto offerto da Uniqlo). In valore assoluto forse 25$ a botta per ogni museo potrebbe essere onesto vista la qualità delle opere ospitate; ma in generale tutto è costosissimo ovunque negli Stati Uniti, nonostante un cambio favorevole. A Boston ho pagato 100 Euro a notte un albergo non di certo brillante se confrontato a quelli italiani. Aragoste a parte, non mi sono dato limiti allo spending sul cibo, che è notoriamente un mio chiodo fisso. Ciò nonostante, pur essendo stato nei principali luoghi normalmente suggeriti dai foodies, non ho ricordi così positivi. Mi rimangono alcune curiosità, tipo il pastrami, che da cibi etnici sono ormai diventati prodotti tipici locali; ci sono cose che mi hanno stufato, come le uova a colazione; altri cibi che ho scientemente rifiutato, come gli hot dog (d’altra parte non mangio würstel nemmeno in Italia). Tornerò di sicuro, ma non sono sicuro per motivi culinari.

Tornerò perché gli Stati Uniti sono un mondo totalmente diverso dal nostro, anche se i miei amici Indiani ci etichettano tutti sotto l’etichetta di “Occidentali” (d’altra parte noi etichettiamo come “Orientale” di tutto di più). Sono una terra in cui tutti lavorano e non è difficile immaginare una disoccupazione virtualmente pari a zero. Non sono certo i bifolchi che vorremmo descrivere a tutti i costi; anzi, l’amore che dimostrano nel setup di spazi universitari, musei e luoghi culturali è commovente ed è una lezione da tenere in mente perché non è solo questione di soldi. Mi piacerebbe tornare con Eva (che nel frattempo ha ottenuto il suo visto e quindi passerà un po’ di mesi qui in Italia), per trovare insieme dei punti di contatto tra le varie culture che popolano il Nord America. Il mio albergo era nei Queens ed è stata un po’ una sorpresa uscire dalla metropolitana e scoprire un quartiere di New Delhi trasferito lì; ho trotterellato anche a Little Italy e Chinatown, troppo turistiche per essere credibili, ma anche ad Harlem ed El Barrio, dove rispettivamente le culture “black” e ispanica si sentono davvero.

A proposito di metropolitana: l’abbonamento settimanale, anche se purtroppo utilizzato solo per i 4 giorni spesi a New York, è stato un toccasana per vedere aspetti non strettamente turistici dell’enorme città. A Boston, invece, l’ho presa solo per andare a/venire da Cambridge: le attrazioni sono invece deliziosamente visitabili a piedi, seguendo i mattoni rossi che guidano i turisti anche fuori dal crogiolo di vecchi palazzi frammisti a modernissimi grattacieli del centro. Commistione per altro evidente anche a Manhattan, dove pur con qualche azzardo architettonico qui e là contemporaneo e tradizione convivono e si fanno forza a vicenda. Come scrivevo a tal proposito su .commEurope, abbiamo tanto da imparare; quello che aggiungo qui, è che anche a livello personale tutta l’esperienza mi è servita per aprire gli occhi e avere buoni motivi per continuare a tenerli aperti ora che sono tornato alla routine quotidiana. Sapere che c’è gente sveglia a qualche decina di migliaia di chilometri è un buon incentivo per mettere da parte un po’ di soldini per tornare a trovarli; oppure andare in direzione opposta e conoscerne altri.

Da New York a Sondrio

31 maggio 2014

Scrivo questo post al JFK Airport di New York. È stata una settimana intensa e i 109 km a piedi che segnala lo smartphone sono probabilmente solo uno degli indicatori. Avrò modo di parlare sui blog di quest’esperienza, che sicuramente mi ha lasciato tanti spunti su cui riflettere. Quello che voglio tracciare qui, in questo momento, sono più le sensazioni sul futuro prossimo.

Quando un anno fa parlavo dei viaggi che avrei fatto nei mesi successivi (Praga/Berlino con la famiglia, poi Delhi e quindi Bangalore con Eva, ora questo a Boston/New York da solo), dicevo della necessità di riannodare il filo perso negli ultimi 10 anni di vita, tutti dedicati al lavoro e sfortunati a livello di vita privata. Ora quel nastro, per quanto esile, ha ricominciato a scorrere.

Non che non abbia abbondantemente pensato al lavoro in questa settimana. Però è stato importante fare anche delle cose extra-lavorative, riuscendo a mantenere un po’ il contatto con famiglia ed Eva, prendendo decisioni che una volta tanto riguardavano solo me e non il mio team al lavoro o le persone cui voglio bene. Una piccola grande sfida quotidiana in giro per gli USA.

Il pensiero al lavoro di cui sopra era legato soprattutto al fatto che, per una di quelle strane coincidenze della vita del consulente, la prossima settimana partiranno formalmente due progetti potenzialmente lunghi. Il primo, basato su Milano, è in realtà già partito operativamente da qualche giorno e vola piuttosto alto; il secondo, più classico e basato su Sondrio, è tutto da costruire.

Non si tratta del Prospect visitato a Berbenno di Valtellina; anzi, quando sono andato lì pensavo fortemente a quest’altro progetto, la cui negoziazione durava già da mesi e si è conclusa ora con un compromesso “all’italiana”: siamo stati ingaggiati solo fino a fine ottobre, poi per i trimestri successivi (si potrebbe arrivare a fine 2015) si vedrà. Prendiamola come incentivo a fare bene da subito.

La fregatura, a livello personale, è che rispetto ai progetti a Bergamo, Reggio Emilia e Genova, la permanenza sarà in hotel e non in appartamento. Questo, unito all’altro progetto “milanese”, farà sì che in qualche modo almeno metà delle notti della settimana (realisticamente quelle del weekend e qualche altra in mezzo) saranno comunque da vivere a Milano, con mia estrema gioia.

Ma qui lo scenario si complica, perché c’è la variabile Eva che condizionerà sicuramente questi mesi estivi nell’immediato e poi ancora più il 2015. Per ora il primo snodo è il fatto che possa venire lei in Italia per un periodo lungo o che debba andare io in India, ovviamente per un periodo più breve: vediamo l’esito del visto Schengen. Volevo qualcosa cui pensare oltre il lavoro? Eccola.

Per fortuna non voterò alle Elezioni europee

13 maggio 2014

Quando ho scoperto che le Elezioni europee si tenevano durante il mio viaggio negli Stati Uniti ho tirato un sospiro di sollievo. Non per pigrizia, visto che comunque il viaggio in Calabria lo faccio lo stesso nei giorni precedenti e poi da lì parto per Boston/New York; non per codardia, perché comunque non mi sono mai tirato indietro dal voto. Solo che questa volta, onestamente, non avrei davvero saputo per chi votare.

I miei sparuti lettori si domanderanno il perché uscire dalla tradizione (classicamente perdente) del voto a quello schieramento di sinistra che nella sua ultima reincarnazione si chiama SEL; il motivo è che l’ammucchiata per Tsipras non mi convince per nulla. Non mi piace l’idea di schierarsi dietro un Greco, non mi piace lo stile di comunicazione che stanno adottando, non mi piace la storia delle candidature civetta dei vip.

È pur vero che nella logica “gli altri stanno peggio”, non è che il resto dell’offerta politica sia così chiara e lineare: un sacco di loghi creati come accorpamenti di liste e partitini con nomi sconosciuti sopra, più i soliti partitoni italiani general purpose. I programmi sono abbastanza generici e non aiuta il dibattito radicalizzato tipo “Euro sì/no”, “Merkel sì/no”, “Fiscal compact sì/no” e così via, procedendo un po’ tutti per radicalizzazioni.

Ho fatto il mio consueto esercizietto con Voisietequi e come tradizione sono più vicino al PD di quanto lo sia rispetto a Verdi o Altra Europa; stavolta la novità è che risulto vicino anche a Scelta Europea ma questo non mi rende di certo felice: non avrei mai votato né loro né il PD. Rimango quindi nella mia confusione elettorale sperando che da qui alle prossime Politiche il panorama politico si normalizzi e ritrovi qualcuno cui dare fiducia.