Di ritorno sul luogo del delitto

16 aprile 2014

Ieri sono tornato a Roma dopo anni, ma soprattutto sono ritornato nel luogo dove mi ero sfracellato ormai quasi cinque anni fa, Piazzale Douhet. Ho rivisto la fontanella assassina, che peraltro scopro avere anche una pagina Web dedicata da un appassionato. Ho sorriso e ne ho parlato ai colleghi, mentre tanti pensieri passavano per la mia testa. Oggi rileggevo il post-anniversario del 2011, due anni dopo il fattaccio, trovando conferma del dejà vu di questo 2014.

Nel 2009 ero a Roma sperando di trovare nuovi clienti e stavo passando un anno abbastanza brutto dal punto di vista lavorativo, prima di un bel finale con la partenza del progetto a Reggio Emilia. Nel 2011 eravamo punto e a capo e anche in questo caso il viaggio a Roma era stato inutile; mi aveva salvato la conferma dell’avvio del progetto a Genova subito prima di Natale. Ieri ho perso tempo a Roma per l’ennesima volta e la parte migliore è stato poter volare.

Oggi ho ricevuto un’e-mail da Alitalia che parla di nuove promozioni relative all’accumulo di miglia con l’eventuale possibilità di accelerare l’acquisizione di status premium e anche in questo caso il ricordo è andato agli scorsi anni: nel 2009 ero incredibilmente riuscito a ottenere lo stato FrecciAlata Plus, ora ho solo un Ulisse e un po’ mi mancano le “coccole” per frequent flyer. Ieri mi sono introfulato nella (ex) nuova lounge Dolce Vita e ho sospirato un bel po’.

Sono stremato di mini-progetti e giri a vuoto. Oggi come nel 2011 (sempre a proposito di ricorsi) sto seguendo part time un lavoretto a Torino, ma stavolta non ho nemmeno la soddisfazione di avere una casa ad accogliermi fuori da Milano (ai tempi stavo comunque a Reggio Emilia). Continuo a pensare alla possibilità che prima o poi torni davvero a fare il consulente in un progetto di ampio respiro, in termini di contenuti e di durata, con qualche volo qua e là.

Berbenno di Valtellina

31 marzo 2014

Oggi quando ho scoperto la sede dell’appuntamento di lavoro di domattina mi sono domandato se non fosse un pesce d’aprile in leggero anticipo. Poi ho guardato l’indirizzo della sede del cliente su Google StreetView e alla vista della zona industriale mi sono reso conto che c’era poco da ridere. Peraltro, mi son detto, i miei colleghi consulenti che lavorano per le aziende industriali in zone simili vanno di continuo, visto il tessuto fitto di PMI tipico del nord Italia. Però al prossimo che mi dice “Ma come, le Banche non hanno tutte sede a Milano?” consentitemi di tirare un cazzotto sul naso.

Come scrivevo un mese fa, il 2014 va piuttosto male, soprattutto dal punto di vista della logistica. Da un lato nel bene e nel male sto facendo finalmente fruttare l’acquisto della casa a Milano di ormai un po’ di anni fa; dall’altro poi mi tocca andare in giro con la borsa del venditore di pentole e sperare di portare a casa qualcosa. Il che non è un dispiacere di per sé, anzi; a me piace parlare di cose che conosco e incontrare nuove persone. La noia tremenda è preparare questi incontri, compilando presentazioni infinite e soprattutto rispondendo a gare in cui spesso si parte (e si arriva) già sconfitti.

Certo non avere un’auto complica le cose. Domani dovrò svegliarmi all’alba, prendere un treno regionale che impiega oltre due ore per arrivare a Sondrio e da lì sperare in un taxi che voglia farsi la gita in provincia. Tra qualche giorno probabilmente dovrò andare a Basiglio aka Milano 3 e già mi dispero, vista l’assenza di mezzi pubblici per raggiungere la sede del prospect; mi strappo del tutto i capelli pensando che poi il prospect in questione potrebbe diventare un cliente e questo sbattimento potrebbe essere moltiplicato per giornate/settimane/mesi. Mi manca Torino, anche per l’Alta Velocità.

In questi primi mesi dell’anno ho infatti scoperto quanto è comodo arrivare in tre quarti d’ora dal centro di Torino a quello di Milano e viceversa. Verrebbe voglia di fare i pendolari, se solo si avesse la casa accanto a Porta Susa e l’ufficio accanto a Porta Garibaldi (o viceversa); impiegherei comunque lo stesso tempo che in questi giorni spendo per andare dalla mia casetta in zona Lambrate al mio ufficio in zona Bonola, in metropolitana. Immagino non sia un caso che le due principali banche stiano mettendo le proprie sedi principali in grattacieli di fronte alle due stazioni suddette.

Nel week-end ho fatto un salto a Genova e ho sospirato ripensando agli anni positivi passati lì; era bello vivere e lavorare in una città a misura d’uomo. Ora torno mestamente a casa la sera tardi e mi sento alienato e afflitto; dormo poco, al mattino mi rialzo presto e riprendo la routine da pendolare di città. Mi dicono che se voglio fare carriera devo abituarmi a questo tipo di vita e a me viene in mente quanto pensavo anni fa sul principio di Peter; quindi di fatto sto implicitamente dicendo di non voler fare questo tipo di carriera commerciale, in cambio di un po’ di serenità logistica.

Tassare così le rendite finanziarie non è di sinistra

16 marzo 2014

Se davvero Renzi riuscirà a stare in groppa alla scottante poltrona auto-assegnatasi fino alla fine della legislatura, ci saranno sicuramente diverse occasioni per esprimere un parere sul suo operato come presidente del consiglio, ma anche come leader del Partito Democratico. Per ora qui voglio appuntare qualche osservazione sull’unico provvedimento sicuro finora definito, cioè l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. Perché all’apparenza è un provvedimento “di sinistra”, ma in realtà presenta parecchi lati oscuri. Innanzitutto, la cosa più grave è anche ancora una volta vengono danneggiati i piccoli risparmiatori. Gli “azionisti qualificati”, cioè quelli che detengono investimenti significativi, non sono sottoposti a questo aumento; pur ipotizzando realisticamente che i loro redditi siano nello scaglione massimo e quindi tassati al 43%, la tassazione dei dividendi sarà applicata solo al 49,7%, quindi in totale meno del 26% a carico dei loro soci in miniatura. Ma questo è solo l’aspetto più eclatante; i problemi del provvedimento sono anche più profondi.

Questo ulteriore aumento, infatti, segue il forte inasprimento della tassazione complessiva visto nell’ultimo biennio. Oggi il piccolo risparmiatore che vuole mettere i propri fondi su un conto deposito, si trova tassato il rendimento al 26% subito, ma poi a fine anno ha un ulteriore 2 per mille di tassazione sull’intero ammontare; se ha osato fare qualcosa di un po’ più rischioso e ha investito nelle azioni di una società di capitali, on top dovrà anche versare la Tobin Tax, altrimenti conosciuta come la tassa più sciocca degli ultimi anni. Applicata praticamente solo in Italia, quest’ultima tassa ha creato danni significativi alla dimensione degli scambi già ridicoli sul mercato italiano. Spacciata anch’essa come leva contro i cattivi speculatori, è invece pagata solo dai cassettisti; le grandi società di investimento, quelle che manovrano davvero il mercato, non sono soggette. Non lo sono nemmeno i day trader, quelli che teoricamente creano più entropia sul mercato proprio perché alla ricerca del guadagno giornaliero. A nulla sono serviti i moniti delle istituzioni internazionali.

Tornando agli aspetti negativi del 26%, quello che fa più rabbia è la concorrenza sleale tra Stato e società private. Se queste ultime ora vorranno emettere obbligazioni, si troveranno di fronte consumatori già poco convinti, clamorosamente spinti dal nuovo regime di imposte a sottoscrivere titoli di Stato, che rimangono tassati al 12,5%. Se le Banche proveranno a raccogliere liquidità, avranno come concorrente ancora più spietato Poste Italiane, i cui prodotti per la maggior parte continueranno a essere tassati al 12,5%. Ammetto che lavorando da 10 anni con Financial Institutions assortite, un po’ ho a cuore il destino di chi incontro quotidianamente negli uffici dei Clienti. Probabilmente anche gli Italiani in fondo hanno un po’ di fiducia residua in questa gente, visto che appena il 5% dei loro risparmi va in titoli di Stato e per la maggior parte è investita in fondi di investimento, azioni o corporate bonds. In fin dei conti sono impiegati e quadri e dirigenti di società private come tutti noi, in molti casi liberi professionisti per cause di forza maggiore.

Da persona di sinistra, per quanto mi riguarda la tassazione delle rendite finanziarie potrebbe anche essere aumentata a dismisura e coincidere con quella del reddito, se questo volesse dire renderla più progressiva ed eliminare gli altri balzelli come la tassa sui depositi e la Tobin Tax. Non è che un nonno che ha da parte 10.000 € per il matrimonio del nipote ora andrà a spenderli e rimetterà in moto l’economia; al contrario, se li terrà belli caldi in contanti in casa, visto che il solo tenerli sul conto corrente vorrebbe dire vederli assottigliare lentamente (si sa che i nipoti si sposano sempre più tardi). Questo vuol dire meno credito da parte di chi dovrebbe erogarlo, visto che è meno liquidità in giro nel sistema ed è un impatto diretto sull’economia, molto più pesante della soddisfazione di aver fatto finta di aver annunciato un provvedimento contro gli speculatori soggetti al nuovo livello di tassa. Che in realtà sono persone normali, come noi. Anzi, siamo noi, che sui soldi “da risparmiare” abbiamo già pagato tante tasse molto prima che arrivino in busta paga.

Il buon anno si vede dal mattino

28 febbraio 2014

Lo scorso weekend ero a Tiriolo per il trigesimo di mio nonno. Una visita abbastanza lampo, ma come sempre molto affetto ricevuto e in questo caso la possibilità di condividere in famiglia il ricordo di una persona tanto amata. Tutto sommato un momento anche rilassante, tranne che la domenica mattina. Mi sono infatti svegliato verso le 6 e mezzo da un incubo che aveva a che fare con le situazioni di lavoro vissute nelle ultime settimane. Tanto stress dovuto principalmente al dover seguire diverse attività “commerciali” contribuendo contemporaneamente a due progetti, ma senza avere piena possibilità di gestirli.

In questi giorni ho pensato che ci sono alcune similitudini tra il ritorno dall’India del 2002 e quello del 2014. In entrambi i casi sono arrivato a Torino, per iniziare attività abbastanza nuove. Certo, ai tempi c’era tanto entusiasmo e forza d’animo; certo, oggi ho il paracadute teorico di lavorare nella stessa azienda da 10 anni. La differenza principale è che ai tempi ero solo e sconsolato dopo l’affaire-Monfiana mentre ora c’è Eva che mi dà una mano a superare i momenti difficili in cui non riesco a lavorare come si deve. Che potrebbero anche essere presi meno di petto, ma che diventano un dramma continuo nella classica settimana da 72 ore.

Dopo gli anni orribili 2009 e 2011, vorrei evitare che questo 2014 iniziato in maniera scoppiettante prendesse una brutta piega; certo dopo i primi 2 mesi non riesco a essere molto ottimista anche per le stupide complessità burocratiche che già si presentano sul fronte vita privata. Sul lavoro non mi sembra ci siano le condizioni per poter stare sereni: dopo molti anni ho ricominciato a mandare curricula in giro, anche se è difficile trovare una posizione che non faccia buttare alle ortiche il percorso fatto. Non è solo questione di soldi o ambizione di chissà quale carriera, è che a 35 anni bisogna stare molto attenti a fare passi falsi/avventati.

Trattengo il fiato e vado avanti, con la speranza che nel mese di marzo si chiariscano un po’ gli aspetti logistici, che in questo vivere costantemente alla giornata condizionano tanto la mia vita: una cosa è sapere di dover passare il resto dell’anno a Milano, un’altra è stabilirmi a Torino anche solo fino all’estate, un’altra ancora è vincere una gara lunga in una terza città e replicare il copione già visto a Bergamo, Reggio Emilia e Genova. Certo, vivere con un po’ di ansia in meno non guasterebbe, così come sarebbe bello poter guardare al futuro di medio termine e sorridere almeno nella vita privata. Ma è tutto così complicato.

Eva

14 febbraio 2014

Buon San Valentino!

Se questo blog fosse un libro, ora sarebbe arrivato il momento di introdurre ai lettori un nuovo personaggio. Uno importante, di quelli che cambiano in profondità la storyline. E che danno anche un po’ di brio alla noiosa storia di un consulente tutto solo da circa 5 anni, vissuti con un paio di drammi pesanti in mezzo e tante piccole gioie a riequilibrare. Il nuovo personaggio si chiama Eva, o almeno questo è il nickname che verrà utilizzato quaggiù. Si tratta della ragazza indiana cristiana tratteggiata la scorsa estate, che nel frattempo da semplice corrispondente è diventata molto di più. Ovviamente lo snodo cruciale sono stati i giorni trascorsi in India a inizio gennaio, in particolare quelli con lei a Bangalore.

In realtà sono ormai quasi 6 mesi che ci si conosce, con un rapporto molto fitto fatto di tante parole scritte. Parole abbastanza eterogenee: non solo smancerie sentimentali, ma anche chiacchiere tra amici e discussioni sul futuro. Che in qualche modo si prova a immaginare insieme, sebbene le traversie appaiono insormontabili. Dopo tanti anni da single non mi meravigliano tanto le facce sorprese di amici e colleghi che mi vedono sorridere e parlare di progetti personali a lungo termine piuttosto che di banali quisquilie lavorative quotidiane. D’altra parte l’arrivo di Eva nella mia vita ha rappresentato un cambiamento piuttosto forte e non certo per il cultural clash, che è l’ultimo dei problemi.

A me d’altronde l’approccio indiano alla vita non dispiace e per di più nel suo caso aiuta l’ampia conoscenza (teorica) degli usi occidentali, dovuta anche a diversi anni di lavoro con gli statunitensi e di dialogo con pen friends occidentali. Questo approccio è a dir poco sorprendente per noialtri: è un misto di spensieratezza e di serietà, di focus sulla vita personale e di ambizione professionale. Aspetti che in uno di noi farebbero fatica a far convivere, ma che i miei amici in India, tra cui sicuramente Eva, riescono a conciliare. Il che è un beneficio indiretto anche per me, che sarò pure il più naive dei consulenti, ma sicuramente invecchiando sto diventando più squadrato di molti dei miei coetanei italiani.

Oggi è San Valentino e se da un lato sono felice di poter sorridere pensando a Eva, dall’altro mi sento un po’ come Palmiro alle prese con le fidanzate lontane. Grazie a Dio qui la mia fidanzata lontana è un po’ più gentile di quella del brutto anatroccolo e restando nel solco della striscia somiglia più a Isa, la vicina cubana. In questo caso vorrei che la mia vicina di casa fosse Eva, per confrontare un po’ con la vita quotidiana le tante parole che ci scambiamo ogni giorno. Sto cercando di organizzare un viaggio per farle conoscere la mia famiglia e lo stile di vita italiano, perché mi sembra corretto che capisca a cosa va incontro se davvero decide di trasferirsi a decine di migliaia di chilometri per amore.

Devo dire che lei sta affrontando di petto la faccenda. A parte sopportare le infinite noie burocratiche anche solo per avere un passaporto (non oso immaginare se chiedesse i documenti per sposarsi), sta provando a imparare un po’ di Italiano. Il che mi ispira una tenerezza infinita, perché capisco che la nostra lingua sia piuttosto difficile ed è un gesto di affetto provare a venirmi incontro mentre io nel frattempo continuo il mio storico tentativo di imparare un Inglese decente. Tra l’altro devo esserle grato perché ho imparato molto di più parlando con lei in questi mesi di quanto possa aver imparato in anni di lezioni allo Shenker e similari. Almeno a livello scritto, poi sul parlato c’è ancora tanto da lavorare.

C’è un’ultima cosa che voglio appuntare qui, perché è interessante per capire meglio questo nuovo personaggio complesso. Eva sta leggendo questo blog post per post, tendenzialmente traducendolo automaticamente in Inglese e riuscendo comunque a capire e contestualizzare la maggior parte delle storie raccontate. E non sta guardando solo lo strato superficiale, quelli che potrebbero essere i post che la riguardano o che parlano di questi ultimi mesi. Sta andando in profondità, facendosi un’idea della mia vita negli ultimi 3 lustri. L’altro giorno mi ha detto che stava leggendo un post del 2005 e così sono andato a rileggermelo anch’io. Un piccolo esercizio di confronto col passato, rivolto al futuro. Insieme.