The Stepford Giuggiolo

19 Agosto 2004

Qualche settimana fa abbiamo visto La donna perfetta con Giuggiola, la versione italiana di The Stepford Wives. Per chi non lo sapesse, racconta di Nicole Kidman versione esaurita che viene deportata in una città da sogno, dove tutto è troppo perfetto, dove nessuno perde la pazienza e tutti si rivolgono agli altro solo con complimenti e melensaggini.

In questi giorni ho un po’ la sensazione di vivere in una specie di Stepford a dimensione familiare: tirandomi fuori dal gioco, sembra che in apparenza tutti dicano cose bellissime a tutti gli altri componenti della famiglia. Tutti si complimentano per le doti culinarie altrui, difendono persino i parenti tamarri (!), vagano nei negozi per cercare macchine tritapomodori per la nonna che, bontà sua, continua a dire di non averne bisogno e che preferirebbe risparmiare i pochi soldini della pensione.

Giuggiolo arriva in questo mondo e prova a dire le cose come stanno. Che di (lontani) parenti tamarri acquisiti al suo (molto eventuale) matrimonio non ne vuole. Che la nonna ha ragione, non ha senso spendere centinaia di euro per una macchina da utilizzare per una cassetta da pomodori all’anno: la sua Bialetti, vecchia di decine di anni, pare funzionare ancora e va a verificarlo con i suoi occhi (gli altri no). Che certe cose in famiglia non quadrano, che si vedono troppi silenzi forzati.

Non è un caso che poi, invece, sia qualcun altro ad esplodere: vengono fuori veleni incredibili, si stappano vulcani di cattiveria. Si rimane sgomenti per la differenza: ma passano poche decine di minuti e tutti tornano al loro ruolo gro(bo)ttesco. Giuggiolo osserva perplesso e da oggi adotta una nuova tecnica: sta in silenzio.

Non so dire bugie. Mi piace(rebbe) recitare, nella vita privata come in quella pubblica, ma non so fingere. Meglio stare nell’angolino ed osservare il teatrino della propria famiglia in fase involutiva. Ci si risparmia le colate laviche addosso e si mangia anche bene. La vera serenità, invece, temo si debba cercare altrove.

Vacanze in corso…

15 Agosto 2004

Nove giorni senza Internet, tre giorni in Veneto, quindi sette giorni in Calabria (penso non succedesse da anni). Vado indietro con la memoria e penso che rimanere per più di 220 ore (oltre 9 giorni) senza Internet è qualcosa che risale a molti, molti anni fa. Non al periodo del Master a Torino, in cui seppur con non molta convinzione continuavo a leggere la posta elettronica ed utilizzare Internet per motivi di studio. Non al mio viaggio in India: ero riuscito a connettermi quotidianamente persino da là, chiamando Bombay… Di certo non ai mesi precedenti, quelli della sbornia Internettiana cui mi riferivo qualche post più giù.

A dire la verità, suppongo che da quando nel 1997 ho iniziato a navigare in maniera così intensa, l’unico periodo con qualche buco simile era stato l’agosto dell’anno dopo, quando di ritorno da Padova avevo scoperto che connettersi dalla casa calabrese dei miei era ancora costosissimo e difficile. Avevo comprato anche un modem estenro 56K per connettermi col portatile di allora ed utilizzare un servizio dell’allora Infostrada che permetteva di navigare senza pagare un abbonamento, ma pagando delle salatissime telefonate, più costose delle interurbane. Gli abbonamenti “Free” a tariffa urbana vennero lanciati da Tiscali e poi dai concorrenti solo diversi mesi dopo.

Questi giorni off line sono stati molto piacevoli ed a parte che per il mio (quasi) quotidiano scrivere di comunicazione e per il poter leggere gli aggiornamenti dei blog amici, la Rete non mi è mancata granché. Leggo oggi il commento di Psyuccio al post precedente e suppongo abbia ragione.

Nei primi giorni di vacanza comune con Giuggiola, abbiamo passato un po’ di tempo con qualche DVD e soprattutto con le persone più care a Torino, in particolare Treccia e la sorella di Giuggy. Poi, da giovedì a sabato, ho finalmente potuto regalarle (poverina: doveva essere il regalo di Natale dell’anno scorso!) qualche giorno nelle città d’arte venete: Verona, Vicenza, Venezia, Padova. Ho riscoperto quei luoghi dove ho vissuto e lavorato per tanti anni e devo dire che sia Venezia che Padova mi sono finalmente riapparse belle ed accoglienti, dopo tanti anni di ricordi ostili dovuti alla dura vita del pendolare. Grazie a Giuggiola, anche per questo.

Da stamattina sono in Calabria, ospite dei miei. C’è anche mia sorella e forse è proprio quello che mi ci voleva. Mi piace l’idea di farmi travolgere dal calore familiare, farmi coccolare da chi mi vuole bene da 25 anni a questa parte. Giuggiola mi manca, ma so che da domenica prossima saremo insieme per un periodo lunghissimo: probabilmente, sino a Natale / Capodanno. Vedremo come si evolverà la mia vita: si preannunciano (professionalmente) fuochi d’artificio, da settembre in poi…

In the End…

2 Agosto 2004

Diceva Martin Luther King qualche decennio fa:

«In the End, we will remember not the words of our enemies, but the silence of our friends»

ed oggi sento molto “mia” questa frase. L’anonimo rompiscatole che si è divertito la scorsa settimana ad imbrattare il blog di Treccia, ci ha promesso di sparire dalla circolazione, lasciando un messaggio (poi sparito) a proposito di nemici, vendette ed altre dolorose pseudo-verità. Faccio fatica a capire le sue accuse. Livore che mi riporta ai tempi citati la scorsa settimana, senza darmi coordinate certe.

Di quel 2001/2002 ricordo tante persone: la dolce Celeste, l’arguta .Ali, la neo-mamma Diotima, il simpatico Pesce7, la bellissima Liliana e così via… Di nemici non ne ho mai avuti e quindi farei fatica a ricordarmene. Se sono stato il nemico di qualcuno, mi pento e mi dolgo e prego di chiudere tutti questi fantomatici conti in sospeso.

Voglio stare solo sereno, non chiedo altro.