Io vivo a Bergamo (per un mese?)
18 Dicembre 2005Ho sempre qualche difficoltà a rispondere a domande banali del tipo “dov’è casa tua?” o “da dove vieni?”. Probabilmente perché 10 anni fa vivevo a casa dei miei, 5 anni fa a Padova, 3 anni fa ero in India, 2 anni fa a Torino, poi a Nizza. Un anno fa, di questi tempi, lasciavo di nuovo Torino, stavolta per Roma. Poi c’è stata la parentesi a Milano ed ora sto a Bergamo. Tralasciamo le prime 2 settimane, passate in albergo: da venerdì sera sono in un bel residence del centro storico.
Strana cosa, vivere in residence: un misto tra un monolocale in affitto ed un albergo di buona qualità . Per qualche strano motivo, infatti, in Italia i residence sono esclusivo appannaggio di uomini d’affari e ricchi scapoli impenitenti, entrambe categorie che non si accontentano di meno di 4 stelle. Ciò implica, tra l’altro, che per un monolocale si vada dai 1.200 Euro mensili a persona di Bergamo ai 1.600 abbondanti di Milano: a Bergamo un bilocale sfiora i 2.000 Euro, a Milano è semplicemente inavvicinabile.
Aspetti logistici a parte, è molto piacevole vivere a Bergamo: una città “a dimensione umana” che mi ricorda i bei tempi di Padova. Non è molto chiaro quanto durerà la mia permanenza in questo luogo ameno: il mio contratto di lavoro scade il 31 dicembre, anche se per fortuna il residence ormai è stato pagato sin dopo l’Epifania. Naturalmente, la mia speranza è che il tutto duri molto, molto più a lungo. Sarebbe anche da capire il destinatario a tendere della fattura del residence, per inciso.
Una permanenza di medio periodo vorrebbe dire, tra l’altro, potermi concedere qualche lusso inestimabile come togliere i miei vestiti dalle valigie, dove stanno da giugno a questa parte, oppure poter acquistare del cibo da cucinare, cosa che non faccio da un anno. Vorrebbe dire, in maniera pratica, una migliore qualità della vita: sto già in ufficio dal mattino alla notte, non sarebbe male almeno poter passare in maniera umana quelle poche ore di veglia prima di crollare a dormire.

Capisco. Quand’ero all’università “vado a casa” poteva significare la bassa polesana (nel week-end) o il centro storico di Vicenza. Ora l’espressione “vado a casa” può significare la bassa polesana (e un viaggio in treno di almeno 3 ore) o il pensionato milanese che della casa ha quasi tutto tranne le libertà (passami la pessima allusione politica, non era voluta).
Alle volte, sai, la tua vita mi inquieta…
E perché mai, Jeanette?
Bella battuta, Super…
Perché è un po’ instabile

Ad ogni modo, sei stato scelto per dire i tuoi due centesimi di cavolate. Pregasi leggere e seguire l’esempio
… anche un piccolo fiammifero può “incendiare o illuminare il mondo”. Che tu sia fiammifero per i tuoi affetti, ma anche per chi non conosci.
Augurissimi Exuccio…Sempre itinerante…Mi auguro che Babbo Natale ti abbia portato uno di quei megalussuosissimi camper da star…Pensa, saresti sempre a casa…Qualsiasi sia la città lavorativa.
Buone, buonissime feste!!!
Ciao Psy! Mi fa molto piacere rivederti vivo…
Ti auguro allora un minimo di stabilità casalinga… In bocca allupo e spero di rivederti presto dalle mie parti!