Un week-end di incontri (e libri)
14 Maggio 2007Come spesso accade, sebbene con qualche ora di ritardo sul viaggio di ritorno, scrivo il mio post di riepilogo sul week-end passato: una volta tanto, però, si tratta di un racconto in cui parlo di persone e non di fattarelli improbabili. Era già capitato un annetto fa, in occasione del Gay Pride, il cui svolgimento per varie ragioni aveva coinciso con altri eventi riempi-piazze: stavolta siamo su un terreno più tradizionale, quello della Torino votata all’editoria. Non solo la tradizionale Fiera del Libro, visitata ieri, ma anche l’esperienza di sabato al LitCamp, il BarCamp che (almeno sulla carta) doveva essere dedicato al mondo della letteratura. E poi tante librerie piene di persone, tante piazze come sempre piacevolmente chiassose.
È sempre bello fare un giro a Torino: una città che mi regala serenità persino nelle zone meno centrali. Anche se, c’è da ammetterlo, a Torino è difficile trovare periferie veramente invivibili e tutto sommato è facile trovare buone occasioni in centro: a Milano, invece, è difficile vivere in zone non squallidamente periferiche. Affitti a parte, comunque, il segreto di Torino sono i suoi abitanti: pochi quelli veramente sabaudi, tanti quelli appartenenti a famiglie di immigrati, ma tutti tendenzialmente disponibili. Chissà se l’ospitalità era già a questi livelli prima delle Olimpiadi, o è stato il training forzato per l’evento a migliorare la predisposizione degli abitanti verso turisti e visitatori.
A proposito di professionisti dell’ospitalità, una nota di assoluto merito va al buon Nikink: mi ha accolto con grande amicizia e disponibilità, mi ha sopportato per quasi 2 ore e mi ha raccontato interessanti scorci della sua esperienza personale. L’incontro col nostromo della blogosfera italiana, ad essere onesti, è valso più della partecipazione al LitCamp, un incontro di super-uomini e super-donne concentratissimi nel compiacersi l’un l’altro ed esaltare i soliti vizi del nostro angolino nazionale di virtualità. Interessante qualche intervento come quello di Enrica Garzilli, parzialmente critica rispetto all’esito dell’evento, per il resto troppi personaggi pretenziosi. Peccato non aver incontrato Marco Tracinà, probabilmente andato via qualche minuto prima del mio arrivo. Complimenti al suo ex-collega Vittorio Pasteris, infine, per aver tenuto un atteggiamento operativo, nonostante fosse forse l’unico vero “vip” presente nelle belle sale del palazzo ospitante.
Nel consueto salto annuale alla Fiera del Libro, invece, di “vip” se ne sono incontrati tanti, sebbene in questo caso l’attrazione principale siano i libri più che gli autori che li hanno creati: fa piacere ascoltare qualche incontro, ma vista la loro natura intrinsecamente promozionale, diventa più interessante vagare tra i padiglioni (compreso quello di Torino Comics, dedicato al mio amato mondo dei fumetti). Indubbiamente la visita è opportuna se non necessaria per chi in Italia ha interesse verso il mondo editoriale: è bello, però, vedere visitatori di tutte le età e di tutte le classi sociali confrontarsi con la carta stampata con una voracità difficilmente riscontrabile nelle librerie tradizionali. Viene voglia di fare l’editore, sebbene il numero spropositato di espositori della Fiera faccia sorgere il dubbio che molti lo facciano per passione più che per effettive speranze di guadagno…
