Che non fossi l’unico a considerare il tempo libero la più scarsa delle risorse iniziavo a sospettarlo osservando la vita di consulenti e clienti di Alta Direzione: tutti presi a lavorare dall’alba a notte fonda, tutti concentrati a dare il massimo a scapito della vita privata. La sorpresa, devo ammetterlo, è stato invece vedere il popolo dei blogger iniziare a lamentarsi della mancanza di tempo: prima qualche traccia sparsa (vedi il «Voglio soldi. Mi servono per comprare del tempo» su Phonkmeister la scorsa settimana), poi il flusso di commenti seguiti al dubbio storico di Mr. Pondga

«solo contando i miei 25 blogger/tumblr preferiti più me stesso, abbiamo prodotto solo ieri circa un centinaio di post, che avranno comportato almeno un minuto o due ciascuno, per un totale di 100/200 minuti: mi chiedo – ma senza polemica, è mera una riflessione personale – se tutto questo tempo utilizzato ci porti a qualcosa, un qualsiasi qualcosa, un arricchimento personale, culturale, informativo, o alla creazione di idee nuove che escano tra le persone là fuori, o sia semplicemente un giochino, un monòpoli di parole a cui ci piace giocare senza sosta?»

Il nervo, evidentemente, è scoperto: ci siamo tutti sentiti toccati da questo dubbio, lo stesso che ci siamo posti più e più volte nel corso degli anni. Basti vedere gli alti e bassi de La Cuccia: ci sono periodi in cui il tempo libero latita e nemmeno quei minuti cui si riferisce Gianluca possono essere spesi. Rimane forse il rimpianto, a posteriori, di non aver sottolineato come si deve passaggi importanti della propria vita; permane, però, la certezza che si è evitato di contribuire al «monòpoli di parole» citato sopra. Vero che gli ultimi interventi su questo blog sono stati piuttosto “leggeri”: proprio per questo si è cercato di sostanziarli, di non lasciare degli spunti aperti fini a sé stessi. Ciò che conta, a volte, non è l’argomento, ma il modo di affrontarlo: i blog sono ormai dei “cubi” di informazioni ed è bene che siano cubi completi, vista la mole di testo prodotto.

Si tratta di un approccio tipicamente italiano e probabilmente tradisce l’essenza originale dei blog: più passa il tempo, più diventiamo consci del fatto che i blog di qualità sono quelli che producono “contenuti”. Ricordo quando ne parlò Luca Conti presentando il blog di Enrica Garzilli dedicato a Giuseppe Tucci un paio di anni fa: veniva suggerita la possibilità di trasformare questi ex-diari virtuali in spazi di condivisione. Tutti noi siamo esperti verticali di qualcosa: se ognuno mettesse su blog almeno un estratto del proprio patrimonio come fa Enrica con le sue ricerche scientifiche, tutto il mondo ne gioverebbe. Basti guardare a quante pagine di informazioni di dettaglio emergono, a proposito di argomenti di nicchia, nei risultati delle ricerche: sono ancora ospitate su sitarelli gratuiti e pubblicate magari 10 anni fa e la loro sistematizzazione attraverso un CMS più sensato (ad esempio un blog, appunto), le renderebbe più facili da consultare.

Per le “segnalazioni” spicce, invece, fioccano tumblelog e simil-Twitter vari. Ed è qui che si apre il problema individuato nel dibattito su [mini]marketing: se i primi hanno il vizio di riprendere soprattutto contenuti altrui invece di produrne di propri, i secondi stanno diventando fertile terreno di spamming. Non quello “ufficiale”, quello commerciale: la maggior parte degli interventi sono “auto-promozionali”, sono fatti da persone che partoriscono con dolore un post sul proprio blog (riecco la storia dei “contenuti”) e poi cercano di “venderlo” agli amici. L’obiettivo, l’ambizione spasmodica, è di chiudere il cerchio venendo “ribloggati” sui blog (o tipicamente sui tumblelog) degli amici in questione: il link in entrata come massimo esempio di riconoscenza. Ci si sente felici e, ovviamente, si entra in un circolo vizioso di nuovi spam per avere nuovi link: una droga, quella del PageRank, per cui ci si dispera e si chiede solidarietà.

Sono il primo a desiderare più tempo libero. Sono il primo (anzi il secondo, a questo punto) che pagherei per averne. Non è corretto che affermi che lo passerei a fare volontariato ed in altre brillanti occupazioni sociali: mi accontenterei di poter vedere un DVD quando voglio o di poter passare una notte insonne a leggere un libro avvincente. Ed invece no, non è possibile: il giorno dopo si lavora e persino nei week-end ci sono gli impegni casalinghi accumulati nella settimana (dalle lavatrici in su) ed è perciò necessario puntare una sveglia per poter sfruttare in maniera efficiente le ore sulla carta “libere”. Non è un caso che poi mi dilunghi a fare la spesa: quella che per molti è un’attività noiosa o da fare controvoglia, per me diventa la mia occasione di andare al lunapark. Un momento in cui sì, sto svolgendo il “dovere” di fare la spesa, ma in cui riesco a curiosare tra DVD che non vedrò mai e libri che non riuscirò nemmeno a sfogliare. Un proxy del relax, insomma.

Sulla Rete, invece, ormai tendo a mantenere la mia partecipazione “sociale” ai minimi sindacali (cfr. le bricioline quotidiane su Pollicinor). Per qualche settimana ho provato a leggere quotidianamente la mia dashboard su Tumblr: ottima esperienza, un florilegio di spunti e un ribollire di ideuzze niente male. Ovviamente ho smesso: un’ora piena a tarda serata era troppo preziosa e così ora la passo al telefono con le persone care. Nonostante questo, la necessità di lasciare gli uffici del Cliente tipicamente verso le 9.30/10 PM fa sì che poi ceni tardi. E che vada comunque a dormire tardissimo. E che perciò sia stanco. E che perciò sia svogliato. E che perciò limiti ulteriormente la mia presenza in Rete. E che perciò mi domandi: “ma dove trovano gli altri blogger tempo e voglia di scrivere decine di post, girare video, tumblrare, twitterare, produrre audio e partecipare attivamente ai social network?”…



11 Comments to “Dove trovano il tempo libero, i blogger?”

  1. Catepol | marzo 12th, 2008 at 08:43

    Ciao! Son la disperata del PageRank! Scherzi a parte il mio post era ironico (spero si sia capito).
    Questo è invece un gran bel post ricco di spunti.
    Per quanto mi riguarda si tratta di ottimizzare anche il tempo che si passa in rete. Io ho una vita normale (un marito, una casa, un lavoro e diverse collaborazioni ed effettivamente non ne dovrei avere di tempo per la rete).
    La rete è uno strumento utile per tenersi in contatto con persone lontane in ogni momento (una telefonata dopo un certo orario non si può fare a volte no?), per aggiornarsi, per leggere, per rilassarsi, per trovare risposte rapide etc.
    Io la vivo come relax e non come ossessione.
    Attraverso i feed mi vado a leggere le cose che mi interessano, le persone che seguo (ma anche i giornali che non ho avuto modo e tempo di leggere durante la giornata).
    Il blog è mettere in circolo informazioni che trovo, che interessano me e che possono nteressare anche altri, per questo le condivido. Oppure serve a raccontare e raccontarsi, riflettere, dire le proprie, riflettere con altri.
    Certo c’è anche l’autopromozione su Twitter, il ripostare cose di altri sul Tumblr. Anche qui, dipende da come si utilizzano questi strumenti e perchè. Certo è che ci vuole meno tempo di quello che si crede. Twitter è integrato con tutto quello che puoi fare su Internet, il tumblr anche, tipo che selezioni il pensiero o l’immagine che ti ha colpito mentre leggi, clicchi sul pulsantino e via, pubblicato senza neanche pensarci, a mo’ di blocknotes, a futura memoria.

    Intendiamoci, non sto difendendo l’uso spasmodico degli strumenti cosiddetti “social”, semplicemente che per molti sono un modo come un altro di utilizzare internet.

    Su internet la soglia di attenzione da dedicare alle cose ed alle persone la decidi tu, non è detto che si debba seguire tutto ma proprio tutto ed utilizzare tutti gli strumenti.

  2. ex-xxcz | marzo 12th, 2008 at 10:53

    Ciao Catepol,

    grazie per aver risposto alla mia provocazione. 😉

    Sono d’accordo sulla parte di condivisione degli spunti: è il motivo per cui, ieri sera, scrivevo di trovare molto interessante leggere in maniera organica la dashboard di Tumblr. Meglio di qualsiasi aggregatore, è un’enciclopedia a cielo aperto di spunti: testi, immagini e video interessanti o utili.

    Il punto critico, però, è la “produzione” di questi spunti. Temo che sia proprio il proliferare di “pulsantini” che stanno creando troppe “pubblicazioni senza pensarci” (per citarti): la qualità degli aggregati (vedi dashboard di cui sopra o i nostri raggruppamenti personali sui vari Reader) cala drasticamente. E così quelli come me sbroccano e rinunciano. Il che, direi, è un peccato per tutta la “filiera” del Web.

  3. Catepol | marzo 12th, 2008 at 11:57

    Hai ragionissima! Io ho appena fatto un ripulisti di tutta la fuffa che mi fa perdere tempo su Google Reader infatti! 🙂

  4. Pingback dall'articolo » Orientalia4All » Il tempo e i sogni del blogger italiano | marzo 12th, 2008 at 14:07

    Non so se questa striscia che ho messo ieri nel mio tumblr sia una risposta valida al bellissimo post sulla mancanza di tempo dei blogger di Giuseppe, ma ora che sono costretta all’immobilità, e quindi ho molto più tempo, mi rendo conto che c’è gente che blogg a (anche in tripla o quadrupla copia), Tumblr a (anche in gruppi chiusi), Twitter a, Jaiku a, Del.icio.us a, Flickr a, Facebook a, Second Life a, Linkedin a (vi piacciono i verbi fatti così?) e varie ed eventuali tutto il santo giorno. […]

  5. Alexziller | marzo 16th, 2008 at 19:59

    Salve,
    vorrei segnalare l´episodio di William Gibson (“probably the most important novelist of the past two decades”, The Guardian, 1999) che tentó nel 2003 di passare dal ruolo di scrittore a quello di blogger, per poi ripensarci molto brevemente. Ecco le sue parole di commiato nel suo ultimo post:

    “I’ve found blogging to be a low-impact activity, mildly narcotic and mostly quite convivial, but the thing I’ve most enjoyed about it is how it never fails to underline the fact that if I’m doing this I’m definitely not writing a novel – that is, if I’m still blogging, I’m definitely still on vacation.”

    Vorrei solo far riflettere sul fatto che a parer mio il problema della mancanza di tempo libero del blogger é la conseguenza del fatto di dover bloggare in continuazione per soddisfare una necessitá materiale (denaro) o psicologica (blogging compulsivo). Ciò porta a spostare l´equilibrio sulla quantità dei post a scapito spesso della qualità.

    Il successo di un blog dovrebbe essere misurato a mio parere non con criteri puramente numerici sul breve periodo (numero di accessi, link, etc) ma sulla qualità stessa dei singoli “pezzi” senza necessariamente far corrispondere ad essa tot numero di link o commenti.

    Se vi è qualità e non solo quantità alla fine l´investimento paga comunque sul lungo periodo. Ecco perche ho voluto introdurre il mio discorso con l´esempio di uno scrittore di successo, che è tale proprio perche partorisce le sue opere non a ritmo giornaliero, ma molto piu lento e ponderato. Ovviamente scrivere libri non è la stessa cosa di scrivere un blog, ma penso che da entrambi possa nascere una sinergia, nel senso che i blog che aspirano a un certo livello intellettuale dovrebbero essere concepiti come dei libri pubblicati a pezzi, con una frequenza di pubblicazione maggiore ma non necessariamente giornaliera.

    Credo poi che Gibson abbia fatto male a tagliare di netto la sua attività di blogger e che abbia torto a considerare l´attività del bloggare come una vacanza in confronto a quella dello scrivere libri. Ma Gibson è anche famoso per essere il padre del Cyberpunk e non capire molto di computer… 🙂

  6. Buggly | aprile 11th, 2008 at 08:16

    Do you fairly think this is news? I like and read your blog to get necessary information, but sometimes melancholy kills me

  7. ex-xxcz | aprile 11th, 2008 at 10:06

    Ho tolto il link ma ho lasciato il testo… Spam digitato a mano e troppo surreale. :mrgreen:

  8. Pingback dall'articolo » .commEurope » Blog - Commenti = Più tempo libero | giugno 25th, 2008 at 21:26

    […] continuando a domandarci dove i blogger trovino il tempo necessario per dispensare perle di saggezze kilometriche più volte al giorno […]

  9. Sergioemmeuno | dicembre 7th, 2012 at 09:43

    Condivido molte cose che hai detto sul tempo libero e la vita reale che incombe. Io stesso, dopo più di un anno, ho molto rallentato i miei ritmi sul blog di Libero.
    Oltre la condivisione di informazioni specialistiche, che tu giustamente sottolinei, aggiungo la variante non da poco di condividere cose autobiografiche e il relazionarsi con “qualità” ed empatia verso gli altri. Un saluto.

  10. Danilo | marzo 26th, 2013 at 21:27

    Il tempo libero ormai è diventata una chimera: c’è chi ne ha troppo perché è disoccupato e chi ne ha troppo poco perché ha un lavoro massacrante: un loose-loose in tutti e due i casi!

  11. FlavioWeb | febbraio 5th, 2017 at 22:35

    Dio mio quanto è attuale questo articolo nonostante sia stato scritto nel 2008. Con questa storia del content is king, fare il blogger è diventata um’attività a tempo pieno.

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