Il modo migliore di smettere di amare è iniziare ad odiare
13 febbraio 2009All’inizio non ci credevo: lei che era stata sempre così premurosa, dolce, comprensiva, al telefono come dal vivo, all’improvviso aveva cambiato atteggiamento. Ero giovane e ancora non sapevo che quel copione l’avrei vis(su)to molte altre volte. All’inizio avevo cercato di capire, trovando un muro dall’altra parte: ma era lei, la stessa di sempre?
Diceva di sì, di non era cambiata lei, ma di aver capito quanto fosse cambiato il nostro rapporto, ovviamente per colpa mia. Io dichiaravo amore eterno e lei diceva di volermi bene, io parlavo di futuro & vita insieme & figli e lei diceva di voler vivere alla giornata. Io cercavo di comportarmi come sempre e lei diceva che non andava/andavo più bene.
Mi struggevo cercando di capire perché, nei suoi occhi, all’amore si era sostituito qualcosa di diverso. Se prima alle mie battute rideva, ora rispondeva seccata. Se prima era una maniaca delle coccole, ora mi teneva a tre metri di distanza. Se prima faceva con me i conti alla rovescia rispetto all’incontro successivo, ora faceva saltare gli appuntamenti.
Solo dopo un po’ di settimane compresi cosa c’era in quegli occhi. C’era dell’odio. Io ero poco esperto, trovandomi in una delle mie primissime relazioni: il cambiamento era stato rapido ma non immediato, la mia reazione era stata lenta ma non per questo meditata. Avevo continuato a dimenarmi confidando in un mondo che, in realtà, non esisteva più.
In quella situazione, così come nelle successive, mi sono sempre domandato cosa avesse fatto scattare “la molla”. Il fatto che io parlassi di legami finché morte non ci separi pur avendo venti anni? Il fatto che fossimo troppo diversi o di esserlo diventati nel tempo? Il fatto che i suoi interessi ed i miei tendessero a divergere invece che convergere?
Occasione dopo occasione, storia dopo storia, ho iniziato ad essere sempre più disilluso. Ho quasi 15 anni di vita sentimentale sulle spalle e, da inguaribile ottimista sentimentale, ricordo i 99 ricordi belli di ogni storia ed un 1% di risentimenti e scudisciate verbali. Nel tempo si sono accumulati tanti grumi, è vero: ma ogni volta mi butto a capofitto lo stesso.
Devo dire che ormai la lezione l’ho imparata, ma faccio fatica a metterla in atto. Quando mi sono trovato io nell’(unica) occasione di trovarmi dall’altra parte, non sono riuscito ad applicarla: invece di iniziare ad odiare la mia compagna per poterla lasciare a cuor (al)legger(it)o, ho inziato ad odiare me stesso per aver dovuto prendere “la” decisione.
Buon San Valentino a tutte le coppie in crisi. Un suggerimento: valutate correttamente la situazione e cercate di prendere decisioni condivise prima che sia troppo tardi, prima che gli occhi di lui o di lei si siano riempiti del tutto di bile. Forse è destino, forse colpa degli esseri umani coinvolti: mai, però, è bene che il grumo di dolore diventi una matassa.

In molti casi mi sembra che il trapasso sia così veloce (la ggente è umorale) che non si faccia neanche in tempo a reagire o ad accorgersene…