Giovanni Allevi al Teatro Arcimboldi di Milano
11 Luglio 2008Come mi ha fatto giustamente notare Boh in commento al post precedente, avevo promesso ai lettori della Cuccia di raccontare le mie impressioni sul concerto di Giovanni Allevi seguito a Milano la scorsa settimana. Durante l’evento ho provato a raccogliere un po’ di impressioni ma mi sono ben guardato dallo scriverle immediatamente: sarebbero state comunque troppo “estreme”, nel bene e nel male. Ora i ricordi hanno iniziato a sedimentare e perciò li posso esprimere più serenamente: per farlo, li separo in categorie, in modo che il giudizio su uno degli aspetti non infici gli altri.
Il Teatro Arcimboldi
Cercando altro (alla faccia della serendipity), stamattina in treno ho trovato proprio un vecchio post su 02Blog.it che parla del Teatro Arcimboldi di Milano: visitatori, residenti e studenti universitari confrontano il loro giudizio e non sembrano emergere grossi pareri positivi. A me non è piaciuto molto: troppo impersonale. Unico aspetto positivo: l’essere di fronte alla Stazione ferroviaria di Milano Greco Pirelli, che diventa particolarmente utile come punto di snodo del Passante Ferroviario, ma anche come capolinea di coloro che, come me in quel frangente, arrivano da città vicine.
I tempi del concerto
Iniziare con mezz’ora di ritardo non è mai chic, anche e soprattutto quando in sala ci sono dei ragazzi giovani che, per vari motivi (orari dei mezzi pubblici, vincoli dei genitori e così via) devono andare via relativamente presto, ma anche degli adulti che il giorno dopo devono andare al lavoro; far aspettare un’ora i fan per gli autografi, invece, è un vezzo da diva dell’Ottocento. Il concerto in sé, al contrario, ha i tempi giusti: una prima parte, non troppo lunga, di piano solo, una seconda abbastanza corposa di sola orchestra, una terza mista per concludere il programma prima dei bis.
Il personaggio
Giovanni Allevi è ormai un nome conosciuto, anche se non tutti coloro che hanno ascoltato i suoi pezzi più celebri hanno idea di chi si celi davvero dietro questo nome. Altri, invece, lo conoscono più in quanto personaggio da Mai dire Martedì che in quanto musicista. I fan lo adorano proprio per il suo muoversi sul palco mentre racconta la sua vita, timoroso e gesticolante. Sul Web lo distruggono abitualmente a pié sospinto, citando brani del suo libro. All’uscita del concerto, TUTTI si pongono la stessa domanda: «Ma c’è o ci fa?» (senza risposta).
La musica
Tutto sommato piacevole, nel suo essere una sorta di colonna sonora da film senza immagini che scorrono dietro, con particolare cura per le tonalità più delicate. Tolta l’inascoltabile Jazzmatic e l’infinita 300 anelli, gli altri pezzi scorrono veloci e ben suonati dall’orchestra. Brilla in particolare Foglie di Beslan, che non a caso viene ripresa anche nel bis. Giovanni Allevi è bravo come compositore di un genere musicale relativamente nuovo, ma che pesca fortemente nella tradizione del Novecento: una specie di Ennio Morricone de noantri, più vicino ai giovani.
Le conclusioni
Qualcuno nel pubblico si emoziona, altri ascoltano in maniera attenta, tutti battono le mani a più non posso e così sorge il dubbio che il pubblico di Allevi sia fatto da giovani ultrà (soprattutto di sesso femminile) che difendono il loro idolo a spada tratta piuttosto che da melomani interessati a cogliere la complessità delle spartiture. Giovanni Allevi appare sul palco come un Keith Jarrett che non improvvisa, come un Mozart del catasto: arriva, racconta la sua vita, si siede, esegue il suo dovere e passa ad incassare gli applausi. Molto metodico, si direbbe, più che melodico.
Il concerto, in ogni caso, merita un ascolto. Che siate amanti delle orchestre più tradizionali o abbiate apprezzato (come me) lo spot della BMW che aveva come colonna sonora (appunto) Come sei veramente, provate ad andare ad ascoltare Giovanni Allevi e la sua orchestra suonare l’ultimo album ed i pezzi più noti della carriera. Poi, forse, vi verrà voglia di chiedergli di smetterla di fare la star, citando lo spot che lo ha lanciato presso il grande pubblico…
«Sei raggiungibile ovunque. Sai sempre dove andare. Hai il totale controllo della tua vita. Ma sei ancora capace di perderti?»

