Titoli di coda

3 Novembre 2002

Una settimana fa, a quest’ora, ero nell’aeroporto di Madras: buttavo un occhio ai videoclip indiani attendendo nervosamente notizie a proposito dell’iper - burocratico processo di ammissione all’aereo. Un pensiero: scrivere questi “titoli di coda”. Poi, nei giorni successivi, la decisione di lasciare sedimentare il vissuto: che ci fosse qualche secondo di disorientamento e silenzio in questa fine del film. Ed ora posso esprimermi, penso, più “serenamente”.

Il protagonista per caso: Giuseppe
Anche conosciuto come “Mister Ex”, a detta di Lalit, Dru e qualche altro indiano che trovava molto difficile il mio nome (memorabile il “Giupeeees” con cui Deoyani mi chiamava la domenica mattina del primo pranzo alla Ganesh Bakery ). Personaggio strano: spesso silenzioso, difficile capire se per timidezza o per mancanza di vocaboli. Probabilmente per entrambe le cose, a seconda delle situazioni e degli interlocutori. Giunto dopo due mega - traumi (scomparsa di Monfiana e laurea) e varie ferite profonde (la storiaccia di Animal House, la “crisi” a Venezia, gli insuccessi ai Master ) a quest’esperienza indiana, si è evidentemente tuffato a capofitto nel turbinio di personaggi, storie, sogni che lo circondava. Per molti rimarrà un tipo sin troppo misterioso, per altri diventerà un ricordo sfocato. Peccato: lui ci teneva tanto a diventare chissà chi. Sempre più egocentrico, questa è la sensazione finale…

Karen, la persona perfetta
Affascinante, quasi fin troppo perfetta per sembrare umana… Sogno proibito di Giuseppe ma in un senso affatto morboso: il sogno è quello di incontrare un mondo popolato da sole Karen, una specie di “Essere John Malkovic” riveduto e (politicamente) corretto. Appena il protagonista di cui sopra ha pensato “Ahò che bella svedese, e parla pure 4 lingue “, poi ha scoperto che era italiana, che era un’ottima professionista, che era simpatica ed affatto “fredda”. Ha scarrozzato Giuseppe per tutta Auroville, Pondicherry e dintorni: una specie di crocerossina col quoziente intellettivo superiore alla media degli orsi (citazione da Yoghi)…

Mike, il compagno di merende
Eternamente affamato (e desideroso di carne), è stato una sorta di “compagno di banco” di ex: intoccabile nei momenti in cui era assorto / arrabbiato, simpatico quando si lasciava andare. Un ottimo ricordo.

Anandi, l’Arpia
No comment. Anche a tentare “oggettività” in questi titoli di coda, non si può dire nulla di positivo. Allora no comment. In mezzo a tante persone indimenticabili, assolutamente “dimenticabile” (si spera).

Deoyani, la bambina apparente
La osservavi da lontano: la scambiavi per una bambina. La osservavi senza conoscerla, e scoprivi una giovane donna indiana, che si muoveva con eleganza in bici. La conoscevi: ti conquistava. In un qualche senso più grande della sua età, sembrava avere un mondo di insegnamenti da regalarti. Una fortuna conoscerla, un peccato perderla.

Roger, il sir inglese
Un’altra persona “elegante”, seppur in pantaloncini: un misterioso ricercatore interessato di psicanalisi, drammaturgia, politica, telematica. Senza dubbio un ottimo partner per migliorare il proprio inglese, sorseggiando whiskey.

La sciura tedesca
Alla fine, quando ha salutato Giuseppe agitando la mano fuori dalla Guest House, è senza dubbio sembrata una delle persone più affezionate: Giuseppe l’ha sempre trattata un po’ male, ma alla fine era anche lei bisognosa di affetto come tanti altri in questa storia.

Lalit, il fratellone maggiore
Spuntava la lacrimuccia all’atto dell’addio: sperando entrambi fosse un arrivederci, magari in Italia. Un ottimo professionista, un bravo padre, un perfetto “fratello maggiore”. Nel mondo popolato dai cloni di Karen, qualche clone di Lalit non starebbe male. A volte anche gli uomini sono interessanti.

Manysha, “quando un’indiana incontra l’Occidente”
Prendete un’indiana, fatela crescere in Occidente e ritrovatela in India: oltre il colore della pelle, di indiano avrà poco. Forse, il fascino: ma molto più complesso delle sue coetanee indiane, quasi “da drink”…

Sauro, affarista per caso
Mi ha chiamato l’ultima sera, come ricorderete: ridacchiando al pensiero che Giuseppe avrebbe viaggiato insieme ai suoi amichetti di Urbino. Alla fine della fiera si è fregato i 110 Euro del mio visto. Giuseppe ci ha perso 10 Euro, la povera signora veneziana 100 Euro. Speriamo almeno li restituisca a lei.

Douglas, l’americano in vacanza
Arrivato come amico della sciura tedesca, in realtà alla fine frequentava soprattutto la “vecchietta” e Manysha. Memorabile quest’ultima che usciva da “casa” sua mentre io e Roger parlavamo in veranda. Lui la seguiva pochi secondi dopo, praticamente desnudo. Che macho, a cuccare la bella ingloindo…

Pino, l’italiano che ti conquista
Ed a proposito di “conquiste”: Pino non può non conquistarti. Dispiace averlo “perso di vista” nelle ultime settimane. Un bel personaggio per questo “film”, un buon compagno per Sheril. Tanti auguri.

Moglie e figlia di Lalit, troppo difficili da ricordare
Perché è difficile ricordare i nomi indiani, ma anche le persone, e la loro complessità. Una bellissima bambina ed una bella moglie: fortunato Lalit, fortunate loro. Troverà mai la moglie di Lalit e madre della figlia di Lalit una sua dimensione, diversa da quella di moglie di Lalit e madre della figlia di Lalit, come lei stessa si era lamentata?

Luigi, l’eterno sognatore
Qualche perplessità negli ultimi giorni: perché Luigi, lo aveva anticipato, i risultati li vuole vedere. Ma rimane un affascinante sognatore. Sogni “d’amore”, se vogliamo: all’human unity ci crede davvero, seppur circondato da troppi squali…

La vecchietta tedesca (ma non troppo vecchia)
Già, alla fine la nostra eroina non era affatto vecchia: addirittura, probabilmente non aveva nemmeno sessant’anni. Di giorno in giorno, effettivamente, sembrava ringiovanire: o probabilmente, era stata la prima impressione troppo negativa. Preoccupatasi tantissimo per la malattia di Giuseppe, aveva accompagnato la connazionale a salutare quest’ultimo con la manina, l’ultima notte.

Joseba, l’architetto ginnasta
Pi potente di quanto lasciasse vedere, come membro del Development Group muove fin troppo denaro ad Auroville… Si insinua dietro le ragazze, le spupazza, le coccola… Anandi sarà gelosa?

Banu, la capa
Tipa tosta… Va d’accordo con i visitatori di lungo termine, lo è andato un po’ meno con Giuseppe (e ti pareva ). La Guest House non è sua, ma della comunità: ma non sembra proprio…

Shubha, vincitrice a lunga distanza
Un po’ di diffidenza iniziale, molta simpatia finale: l’ultima sera scambio di indirizzi e-mail. Carina, perché no: le indiane son spesso come lei. Non tanto fisicamente (troppo alta e snella), ma per il modo di avvicinarti, entrare in contatto, tutto sommato reclamare attenzione.

Maria, l’italiana pizza pasta e mandolino
Personaggio fin troppo complesso: un odi et amo continuo, reciproco. Giuseppe un italiano poco italiano, Maria un’italiana fin troppo italiana. Con tanti difetti, ma evidentemente anche con qualche pregio. Resisterà alla sfida di divenire aurovilliana o la farà finita prima?

Dru, Kushboo e la cricca della Guest House
All’inizio erano “la cricca di Deoyani”: poi quando quest’ultima ha lasciato la Guest House son sembrati più disorientati. Il simpatico Dru e il suo amico (entrambi malati di malaria pochi mesi fa ), Kushboo la bravissima ballerina di Pondicherry (un avvenimento che non saprete mai ), la tipa che se la tirava e qualcun altro / altra più nascosti. Alla fine dispiace perdere un po’ tutti, anche loro.

Anneka, l’affascinante aristocratica
Affascinante, certo. In gita al tempio e sul lago era da osservare, algida e interessata. In costante bilico tra un (bel) sorriso e una raffica di parole in tedesco, aveva la pelle da ragazzina. Alle soglie dei ventiquattro anni: e si vede.

Il personale di servizio indiano
La faccia oscura dell’esperienza indiana: non tutti gli indiani sono come Lalit, Deoyani o Shubha. Soprattutto quelle che sono state chiamate “personale di servizio”: diffidenti, eternamente alla ricerca della rupia da fregarti. Impiegati postali, tassisti, venditori: perché fanno cosà?

Supriya, l’incognita Tamil
Supriya è una strana via di mezzo: se è vero che ha studiato, conosce il mondo occidentale e in fin dei conti sembra sempre invidiarlo un po’, nella vita quotidiana sente il DNA Tamil gridare dentro. Cosà a volte si comporta in maniera alquanto strana, poco coerente: spesso è propensa a fare da “maestrina”. Sa parlare la lingua del personale di servizio: ma il famoso scuotimento di testa è qualcosa che ti lega alla terra più di quanto studiare architettura potrebbe staccarti.

Karen bis e il clan inglese
Buonanotte, buonanotte fiorellinoooo… Karen è la figlia di Sir Roger, e ad Auroville è accompagnata da una donna - barca biondiccia, 2 figlie, un figlio ed una donna arrivata da poco. Come fanno 3 donne e 3 bambini inglesi a vivere lontani dalla patria per così tanto tempo? Non studiano, non lavorano?

Pashi, l’eroe dei due mondi
Ha vissuto tanti anni in Italia, molti in giro per l’India e il resto del mondo: così è un po’ lo specchio di Supriya. Perché quello che ti colpisce non è lo studio (fatto o meno, che importa a quell’età: conta l’esperienza), ma il cosmopolitismo. Declinato nella vita quotidiana: complimenti.

Maria, la spagnola regina per una notte
In queste pagine non è mai stata scritta la fine del resoconto della famosa spedizione a Pondicherry. Peccato: perché avreste letto di tutta la cricca lanciata in una frenetica danza indiana… Ma soprattutto di Maria: non saprete cosa è successo. Forse è meglio cosà: rimarrà un segreto mio e di Maria, regina per una notte…

Rahul, il professionista indiano
Sempre interessante conoscere dei professionisti: c’è sempre da imparare. I grafici sono una razza particolare: fondamentalmente sono artisti, quindi vivono nel loro mondo ed è difficile entrarvi in contatto. Quando succede, si possono avere delle belle sorprese…

Monica, spagnola ma bionda
Chi l’ha detto che le spagnole sono sempre more, calienti etcetera? Monica è spagnola, ma è bionda e non sembra così bollente. Personaggio interessante, ma è apparsa poco in questa storia: magari sta raccontando la sua, in un altro mondo.

Sheril, miss Auroville
Last but not least: Sheril si è progressivamente affermata come l’indiana più carina in ufficio e dintorni. Decisa sul lavoro (è la capa di Mike ), penso sarà un’ottima compagna per Pino. In bocca al lupo ad entrambi.

Ho finito. Qui si chiude ufficialmente il viaggio: a quest’ora 7 giorni fa stavo mangiando la cena in aereo. In India son le 3 e un quarto di notte, e son passate molte ore da quando ho iniziato quest’ultimo post. Grazie a chi ha letto tutto: ho cercato di mescolare un po’ i personaggi, ma spero di non aver confuso le idee.

Arrivederci, Auroville.

È ormai ora di scrivere l’epilogo…

29 Ottobre 2002

Scritto il 28 ottobre, sera

Il viaggio di ritorno è stato lungo, ed un po’ troppo doloroso per le mie orecchie: ancora ora non le ho recuperate del tutto, e durante la mia permanenza a Padova erano completamente andate… Tutto sommato, comunque, non mi posso lamentare: turbolenze a parte, con Lufthansa si viaggia bene…

Se l’aereo da Francoforte è partito con 40 minuti di ritardo, l’autobus per Padova non è stato da meno: addirittura è saltato , e quello successivo è arrivato in ritardo… Ne ho approfittato per mettere giacca, cravatta e scarpe indiane in una toilette dell’aeroporto veneziano.

Alla fine ho raggiunto Elisa al pub che ha prenotato per la sua festa verso mezzogiorno. Son stato praticamente tutto il tempo a parlare coi genitori di Elisa (finalmente in italiano ), in particolare della mia esperienza aurovilliana e del progetto di Elisa di andare a lavoricchiare per qualche mese in Gran Bretagna.

L’orologio del notebook segna le 23.08: ma in Italia son passate da poco le 6 e mezzo: son fermo nella stazione di Venezia, sulla Freccia della Laguna prenotata al volo per raggiungere i miei in Calabria.

Dopo aver consegnato il regalo ad Elisa (piaciuto, pare ) e aver salutato l’allegra compagnia (tutti personaggi che ricordavo dai tempi dell’Università), sono infatti venuto a Venezia per incontrare il direttore del famoso ufficio comunale…

No comment sulla discussione. Allucinante. Con banali tecniche retoriche ha cercato di far passare me dalla parte del torto. Alla fine ho strappato la promessa che FORSE a gennaio pagherà parte del mio lavoro di luglio ed agosto, ma SOLO per un suo atto di magnanimità, nonostante tutto ciò che ho combinato…

Scappato dall’ufficio (anzi direi cacciato via ) ho incontrato la mamma di Karen… Finalmente una bella persona a dare un senso a questa giornata. Tam mater tam filia: simpatica, acuta, disponibile, mi ha messo subito a mio agio iniziandomi a dare del tu. Mi ha offerto un succo di ananas, buon toccasana per me che continuo ad essere malato…

Come ho detto a lei, oggi non è solo la conclusione dell’esperienza aurovillina, ma di tutti questi 5 anni “veneti”: ho rivisto per l’ultima volta molte persone che han rappresentato qualcosa negli scorsi anni, a Padova e Venezia. Di fatto mi son reso conto che non mi rimane granché: non tanto a livello di ricordi, ma proprio di persone. Potrei contare su mezza mano le persone con cui potrei rimanere in contatto, dopo 5 anni di amori, guerre, lavori, sogni.

A questo punto tutto ciò è finito, ho solo voglia di dimenticare il male… L’esperienza e le persone conosciute ad Auroville rappresentano un qualcosa di strano in tutto ciò, forse un ponte che spero non si interrompa nel passaggio alla “nuova vita”.

Ma Karen, Lalit, Mike e così via rischiano di rimanere solo (bei) ricordi. Stringo tutte le dita possibili per non perdere i contatti con Karen, almeno. Ho voluto bene all’affascinante ingegnera venezàan - altoatesina e l’ho apprezzata così tanto da potermi solo augurare che, nella “nuova vita”, incontri solo persone cosà.

Una piccola - grande consolazione mi resta: che degli ultimi anni le uniche persone da salvare senza pensarci 2 volte le ho conosciute on line. Molte di voi leggono queste pagine ed a voi va il mio ringraziamento… Spero che, passata la faticaccia di leggere questo resoconto , vogliate rimanere in contatto. Non so cosa mi riservi la vita nei prossimi mesi e quindi, di conseguenza, cosa possa riservarvi la Cuccia… Spero tornerete a trovarmi…

Ed ora è finita: vi rimando ai prossimi giorni per i titoli di coda…

The end.

Tempo di addii

29 Ottobre 2002

Scritto il 26 ottobre, dopo cena

Temo sia una delle ultime volte che potrò aggiornare questo “resoconto”. E temo che leggerete tutto ciò solo tra diversi giorni… Sono uscito dall’ufficio alle 8 e mezzo passate , ho beccato al volo qualcosa di commestibile (riso zuppa e chapati, come al solito) dalla cucina e ho parlottato un po’ con Maria, la sciura tedesca e Douglas, il ragazzone americano.

Ed ora eccomi qui tutto triste (e stremato ) a ripensare ai primi addii: Luigi e soprattutto Lalit… Una lunga scena d’addio col buon architetto indiano , che poi è tornato a fare un salto con la figlioletta, in modo da aver potuto salutare anche lei… L’ho invitato in Italia, devo dire che eravamo molto affezionati… Una foto scattata ieri sera ci ritrae insieme, ma purtroppo non ho preso nessuna delle foto fatte da Lalit con la sua macchina digitale… Nota a margine: nella foto sono orrendo, con gli occhi rossi, i denti (storti) di fuori, mezzo storto e così via. Anche nelle altre non son preso particolarmente bene. Mi son spaventato guardandomi: se è così che mi vedono gli altri, son messo proprio male…

Domani pranzo organizzato al volo, su iniziativa di Karen (tanto per cambiare: meno male che c’è lei ) con Mike, Anneka, Sherill e conoscendo Karen suppongo anche qualcun’altro… Spero di trovare 5 secondi per dare il mio regalino a Karen e ringraziarla di tutto…

A proposito di regali: quando dovrei comparli? Proverò domattina (sperando che non piova, ma mi meraviglierei se ciò non accadesse, visto i tuoni di stasera), ma non sarei così sicuro di riuscirci: alle 12 passerà a prendermi Mike per andare insieme alla Ganesh Bakery. Posto scelto da me rispetto al più “occidentale” Solar Café iniziale, perché così il povero Mike può mangiare carne (penso la sogni tutte le notti ), e spero di potergli offire io il pranzo…

C’è un po’ un clima di colonia estiva da scuole medie: che poi è una tesi alquanto azzardata, visto che non ho la minima idea di cosa sia una colonia estiva da scuole medie… Se con Karen c’è stato un rapporto più “adulto”, da buoni conoscenti, con un personaggio come Mike si è creata piuttosto una piccola complicità da compagni di marachelle, fossero queste parlare malissimo dell’arpia, ascoltare musica ad alto volume nell’ufficio deserto o saltare con la moto sugli speedbreakers aurovilliani…

Sto meditando sui “titoli di coda”, ma non saprei quando scriverli, penso in Calabria… Ci penserò anche domani sera in aeroporto a Madras, dove dovrò aspettare diverse ore. L’arpia ha prenotato il taxi per le 7 e mezzo e l’aereo parte all’1 e 50… Qualcosa mi sfugge…