Voglia di dormire
16 Maggio 2008
Una delle prime caratteristiche che scopre di me chi inizia a frequentarmi per motivi di lavoro o personali è il mio essere “nottambulo”. Come raccontavo su queste pagine un anno e mezzo fa, sin da bambino ho sempre cercato di vivere ogni giornata sino all’ultimo istante, con il tipico risultato di finire addormentato in posizioni improbabili a notte fonda. Negli ultimi mesi ho cercato di risolvere il problema, ma con esiti alterni: ho capito che se mi siedo sul divano a mezzanotte finirò per addormentarmi lì qualche ora dopo; ma ho anche capito che se mi metto a letto sin da subito, la stanchezza del giorno lavorativo si farà sentire e crollerò ancora prima, lasciandomi magari in ambasce a causa dell’interruzione dell’attività in corso, magari propedeutica a quella del giorno successivo.
Bassa qualità del sonno dovuta a cattive abitudini, quindi, unita a problemi di salute quale il setto nasale deviato che rendono pessimo anche un normale sonno fatto a letto in una notte tranquilla. Risultato complessivo: poco sonno, poco riposo, tanta stanchezza. Passo le giornate a sbadigliare e ci sono giorni come oggi che, unendo sveglia ale 6 del mattino, viaggio in treno verso e da Milano e ovviamente intensità delle attività lavorative, mi domando se riuscirò mai a sentirmi davvero “riposato”. Domenica scorsa mi sono svegliato alla solita ora da impiegato fantozziano, poi mi sono riaddormentato rendendomi conto del giorno della settimana e mi sono risvegliato alle 11: se non avessi avuto le solite lavatrici da fare, la casa da pulire e del lavoro da fare, sarei rimasto volentieri a letto per molte altre ore.
C’è una specie di conflitto di interessi tra la mia vita professionale e quella personale: mi lamento perché vorrei avere più tempo libero, poi mi domando se è giusto passarlo a dormire. Ovviamente la risposta è no e quindi cerco di ritagliarmi pochi minuti come quelli utili per scrivere questi pensierini per dimostrare a me stesso che ho persino tempo per fare ciò che mi piace. Che poi è la risposta frequente all’osservazione frequente del tipo “eh, perché non dormi invece di stare su Internet?” che mi sento fare di continuo. Cerco di dimostrare che il mio uso “personale” nel tempo libero di Internet si limita appunto a poche decine di minuti al giorno (e la latitanza sulla Cuccia lo dimostra), ma non per questo riesco a capire dove vola via il resto del tempo. Inizio a pensare di dover auto-censire le attività che faccio una volta varcata la soglia di casa.
Delle scorse giornate, infatti, ricordo solo il lato lavorativo. Cerco di capire cosa ho fatto nella decina di ore trascorse a casa e mi viene in mente solo il sonno e poco più. Inizio a comprendere lo sbattimento delle casalinghe: anche lavori “banali” come raccogliere i panni stesi ad asciugare o lavare le stoviglie dopo una cena sono attività time consuming. Così la voglia di dormire cresce. Mi trovo a sognare intere settimane di vacanza da passare, nemmeno a dirle, a dormire. Ed ovviamente non metterò mai in atto questo bizzarro progetto, visto che il tempo libero è poco e prezioso. Un circolo vizioso, insomma, dal quale non riesco ad uscire: poco sonno causa tanta stanchezza che causa rallentamento sul lavoro che causa poco sonno. Si accettano consigli per uscire dal circolo ed al massimo fondare il mio, di circolo: “Amanti del sonno”.

