10 anni di blog

14 ottobre 2011

Oggi La Cuccia di ex-xxcz compie 10 anni. A livello personale è un piccolo grande traguardo: sono pochi i blog italiani nati in quel periodo (agli albori del fenomeno) e ancora attivi. Certo definire “attivo” un blog che ha da anni un paio di aggiornamenti mensili è un po’ forte, ma sono contento di essere riuscito a mantenere almeno questo minimo di costanza.

Lo scorso week-end ero nella campagna toscana per un week-end di lavoro outdoor e mi è toccato un improbabile viaggio in quad. All’improvviso mi sono ricordato del post in cui parlavo delle modeste esperienze in moto nella mia vita. Così, seduto dietro tenendomi aggrappato all’aggeggio, ho ricordato l’anniversario di oggi e ripensato a quanto scritto.

Se avessi il tempo, mi piacerebbe riprendere vecchie pagine di questo blog e rileggerle: post e commenti miei e degli amici, mischiati in un turbinio di ricordi, sensazioni e malinconie. In questi 10 anni ci sono stati momenti molto belli e situazioni drammatiche, istanti indimenticabili ed eventi che ora farei davvero fatica a ricostruire a memoria. La Cuccia mi aiuta.

Certo, ci sono pagine dolorose che avrei non aver mai dovuto scrivere e ora non ho nessuna forza di rileggere; so però che se rileggessi “a campione” qualche post, riuscirei anche a ritrovare momenti su cui ridere ancora a crepapelle. La vita è strana e sapete che in questi 10 anni mi sono mosso a sufficienza, non solo dal punto di vista fisico, per “agitarla” un po’.

Prima o poi avrò la pazienza e il coraggio di riaprire tutti i cassetti, per fare un po’ di pulizia tecnica (penso ad esempio alle categorie, completamente deliranti) e rileggermi, rileggervi. Per ora posso ringraziavi a occhi chiusi, perché so che voi lettori siete magari pochi, ma fedeli e vicini. Spero ci “vedremo” qui ancora a lungo, ogni paio di settimane o giù di lì.

La fabbrica della slide

30 settembre 2011

La vignetta è stata pubblicata su Dilbert.com l'1 settembre 2011

Ci sono vari modi di fare il consulente e tante aree in cui chiedere una consulenza ha un senso. Qualche volte i Manager chiedono qualche consulenza di troppo e talvolta i consulenti scelti non hanno tutte le competenze necessarie, soprattutto quando sono stati scelti su base politica. Il che avviene saltuariamente in tutto il mondo, ma spesso in Italia.

Ciò che accomuna un po' tutte le casistiche citate è il fatto che gli strumenti utilizzati da tutti i consulenti sono simili. Sebbene in alcuni casi esista una metodologia consolidata e in altri meno, alla fine la maggior parte dei consulenti finisce a utilizzare gli stessi strumenti, ognuno col proprio formato ma tendenzialmente con lo stesso approccio di fondo.

Qualche anno fa scrivevo di posta elettronica e fogli Excel come tool quotidiani e di riunioni infinite a tutti i livelli come metodo più frequente di interazione. Avevo parlato di "documenti" senza accennare al fatto che nella stragrande maggioranza dei casi si tratti di "tradizionali" slide in PowerPoint, le stesse che tutto il mondo odia per partito preso.

Consulenti e Clienti probabilmente non amano alla follia la montagna di slide prodotte ogni giorno, però alla fine sanno che è l'unico strumento condiviso per andare a parlare dai Top Manager in maniera "semplice" e teoricamente sintetica, anche se a volte alcune slide sono di una complessità disarmante per chi non è avvezzo a questo uso.

Quando la consulenza si trasforma in una fabbrica di slide, vuol dire che qualcosa non va; quando è il Cliente a chiamarti con l'intento preciso di farti produrre slide da portare al proprio capo, ti domandi se abbia davvero bisogno di consulenti o di imparare a lavorare come si deve, circondandosi dello staff giusto piuttosto che di consulenti.

Sono tempi economicamente molto difficili e quindi non è il caso di fare gli schizzinosi nello "scegliersi" i Clienti. Diciamo che però proprio in questi frangenti risaltano ancora di più i progetti belli, quelli che ti fanno essere felice di fare questo lavoro, rispetto alle slide-factory malpagate e malvissute. Si trattiene il fiato e si va a fare delle slide.

La musica degli anni Novanta

16 settembre 2011

Riflettevo lo scorso week-end sul fatto che molti dei dischi più belli ascoltati nella mia vita appartengono alla decade 1990/1999. Allo stesso periodo risalgono anche dischi che magari non rientrano esattamente nei miei gusti, ma di cui vedo ancora oggi l’attualità o riconosco le ricadute su interi generi musicali. In questi giorni ho provato a fare ordine tra i ricordi e provare a trovare il disco più rappresentativo di ogni anno.

Copertina di 'Behaviour' dei Pet Shop Boys (1990)Pet Shop Boys – Behaviour (1990)

È stato il primo CD che ho comprato in vita mia, in Francia. I Pet Shop Boys li ricordavo qualche anno prima con Domino Dancing, una canzoncina talmente facile da risultare gradevole a un bambino che cresceva negli anni Ottanta. Behaviour è invece di tutt’altro spessore: sonorità diverse, testi interessanti, cura per i dettagli. Persino So Hard, il brano probabilmente più conosciuto dell’album ma dallo stile musicale più tradizionale, è poi piacevole da ricordare per il testo. Sicuramente il punto più alto della carriera del duo inglese, che poi si è un po’ perso per strada. Per la cronaca, il 1990 fu anche l’anno di Epica Etica Etnica Pathos, ma ne ho già parlato anni e anni fa.

Copertina di 'Out of Time' dei R.E.M. (1991)R.E.M. – Out of Time (1991)

Premetto: il 1991 era stato un anno notevolissimo dal punto di vista musicale. Me ne sono reso conto pensando alla mia collezione musicale e ne ho avuto conferma con un articolo di Michele Boroni che proprio negli scorsi giorni ha sottolineato il ventennale (!) di Nevermind dei Nirvana, cogliendo l’occasione per citare altri grandi dischi usciti in quei mesi. Ma per me il 1991 è l’anno di quel gioiello chiamato Out of Time dei R.E.M., l’album che non contiene solo Losing my Religion e Shiny Happy People, ma un numero imprecisato di tracce indimenticabili, che mi fecero letteralmente consumare la musicassetta. Forse sarebbe ora di comprare il CD.

Copertina di 'Italyan, Rum Casusu Çikti' di Elio e le Storie Tese Italyan (1992)Elio e le Storie Tese – Italyan, Rum Casusu Çikti (1992)

Quando uscì l’album avevo 13 anni e inevitabilmente ne apprezzai i testi ironici. Poi, crescendo, ho capito la miniera musicale insita nell’album, che è un collage infinito di tributi a grandi musicisti e di arrangiamenti di ottima qualità. Molti lo ricordano per Pippero, che poi forse è la canzone più scemotta. I veri fans del Gruppo invece ricordano praticamente tutti i brani, perché sono di fatto i più amati di sempre. Penso basti citare Supergiovane o Servi della gleba o Il vitello dai piedi di balsa a un amante degli Elii per vederne sciorinare i testi, ricchi di calembour, con sommo divertimento.

Copertina di 'Verba Manent' dei Frankie Hi-Nrg Mc (1993)Frankie Hi-Nrg Mc – Verba Manent (1993)

Verba Manent fu uno dei primi veri album rap italiani. Rap puro, ispirato sicuramente da quello di Oltreatlantico, ma portato in Italia da Frankie Hi-Nrg Mc in maniera decisamente originale. Il disco è ancora oggi attualissimo dal punto di vista musicale e purtroppo anche dei testi, visto che la critica a malcostume e mafie italiani potrebbe essere scritta oggi. Sebbene rispettavo Frankie per i suoi singoli, scoprii la bellezza dell’album solo diversi anni dopo. Nel 1993 infatti ero ancora un fan di Ligabue e quindi il cruccio musicale dell’anno fu cercare di capirne la svolta cupa rappresentata da Sopravvissuti e sopravviventi.

Copertina di 'In quiete' dei C.S.I. (1994)C.S.I. – In quiete (1994)

Immagino che i puristi abbiano da ridire sul fatto che in una simile rassegna possa essere incluso un album di canzoni non originali. Il punto è che In quiete non è un best of o un live come quelli che molti gruppi hanno prodotto a nastro continuo negli ultimi anni. Si tratta di un vero e proprio documento storico di una serata della vita di Giovanni Lindo Ferretti e dei suoi soci, che riprendono in chiave acustica i migliori pezzi del Consorzio Suonatori Indipendenti e qualche perla dei già citati CCCP Fedeli alla Linea. È anche una delle poche tracce rimasteci di quel meteorite che fu Videomusic per la musica italiana. Altro che MTV Unplugged.

Copertina di 'Sempre più vicini' dei Casino Royale (1995)Casino Royale – Sempre più vicini (1995)

La scena musica italiana “giovanile” di metà anni Novanta è un fenomeno che penso non si ripeterà più. Tra tutti i dischi perfetti usciti in quelli anni di piena adolescenza, Sempre più vicini è stato per me uno dei più amati. I Casino Royale erano l’avanguardia di questa sorta di movimento di rinnovamento della musica italiana e i testi, così depressi e ipnotici, erano perfetti per accompagnare le mie turbe giovanili. Sono così affezionato a questo gruppo che ne scriverò a parte e in maniera sicuramente più partecipata, meno “tecnica”; qui appunto che a posteriori non è detto sia stato il capolavoro della loro carriera, ma forse è solo antipatia nei confronti di Giuliano Palma, che pochi anni dopo abbandonò la nave che sembrava affondare. Per fortuna i Casino Royale sono ancora qui.

Copertina di 'Neffa e i Messaggeri della Dopa' di Neffa (1996)Neffa – Neffa e i Messaggeri della Dopa (1996)

Quando uscì Neffa e i Messaggeri della Dopa l’hip hop italiano era pronto a fare il salto verso il grande pubblico. Aspettando il sole era un singolo triste e di buon impatto sul grande pubblico, ma le vere perle del disco sono probabilmente le tracce meno conosciute. L’album è una vera e propria rassegna dei migliori rappresentanti della scena: da Nord a Sud, gli “amici” di Neffa hanno lasciato traccia dei loro freestyle e si sono fatti conoscere. Il disco è ascoltabilissimo ancora oggi e devo dire è di una spanna superiore alla produzione successiva di Neffa, che ha poi scelto una strada più melodica. Se penso che stiamo parlando dello stesso cantante visto quindici anni dopo nei Due di picche, scuoto la testa e mi illudo sia un’omonimia.

Copertina di 'The Fat of the Land' dei The Prodigy (1997)The Prodigy – The Fat of the Land (1997)

Per me il 1997 si aprì con Stoosh degli Skunk Anansie, uscito l’anno prima, a manetta. The Fat of The Land è invece un album che conosco poco, ma sta in questa lista perché è innegabile che, per quanto possano dare fastidio, brani come Smack My Bitch Up, Breathe o Firestarter abbiano lasciato tracce profonde nella nostra storia musicale, anche al di là del fenomeno big beat che ai tempi spadroneggiava dentro e fuori i rave. Secondo me l’impatto culturale di queste canzoni è molto maggiore di quello di OK Computer dei Radiohead, che di solito viene citato come disco di riferimento di quell’anno ma che in realtà per me è alla pari di altre uscite del 1997, come Pop degli U2 o Urban Hymns dei Verve.

Copertina di 'Mezzanine' dei Massive Attack (1998)Massive Attack – Mezzanine (1998)

Mezzanine è l’alter ego del disco precedente. Dopo mesi di cassa pesante, il mondo sembrava essersi stufato e in un impeto di depressione si era innamorato delle atmosfere sognanti (ma spesso torbide) del trip hop dei Massive Attack. Brani come Teardrop o Angel ascoltati a tutto volume fanno venire la pelle d’oca ancora oggi, nonostante siano stati ampiamente sfruttati in film, campagne pubblicitarie e programmi televisivi vari. Mezzanine fu reso disponibile per il download dal sito ufficiale destando la rabbia di tutti gli acquirenti del disco fisico, ma suggerirei ancora oggi anche a chi non ha mai comprato un album originale di fare questo sacrificio, perché merita davvero. Se posso permettermi un altro suggerimento sempre relativo al 1998, l’omonimo di N’Dea Davenport.

Copertina di 'Microchip emozionale' dei Subsonica (1999)Subsonica – Microchip emozionale (1999)

Probabilmente Microchip emozionale non è nel suo complesso il disco migliore dei Subsonica, ma di fatto contiene tutte le pietre miliari del gruppo, i “grandi classici” che ancora oggi sentiamo nei concerti. Canzoni come Il cielo su Torino o Aurora sogna sono parte del DNA dei fans dei Subsonica, anche se probabilmente nel disco i pezzi più interessanti erano quelli realizzati a quattro mani come Liberi tutti con Daniele Silvestri, Disco labirinto insieme ai Bluvertigo, Il mio DJ aka Claudio Coccoluto. Qualche mese fa i Subsonica in Benzina Ogoshi hanno cantato «Non siete riusciti a bissare Microchip Emozionale» come una delle “accuse” ricevute più spesso; in realtà penso che dopo abbiano fatto anche di meglio, ma per una band che cambia sound di continuo i gusti individuali sono difficili da soddisfare.

Termino qui, conscio che di album interessanti ne sono usciti anche nel decennio successivo e che sicuramente qualcuno potrebbe ricordare con nostalgia pure gli anni Ottanta. Ma per me i Novanta come avrete intuito sono stati gli anni della formazione musicale, della voglia di uscire nel mondo e poi di iniziare a farlo. Un decennio indimenticabile, fatto di alti e bassi, ma soprattutto di musica. Quella raccontata sopra, ma non solo.

A spasso per Genova

31 agosto 2011

Il giorno di vacanza più strano di questo agosto non è stato durante il tranquillo periodo con la famiglia cui accennavo l’ultima volta. Si è trattato invece di un sabato in cui, a fine giornata, mi sono reso conto di aver camminato per quasi 12 kilometri. Senza cravatta, ma con giacca e zaino contenente PC/iPad/varie ed eventuali sulle spalle.

Una “cosa alla Giuseppe”, come vengono spesso definite le avventure strampalate che da una quindicina d’anni (ma quando ero più giovane erano molto più frequenti) mi vedono protagonista per Nord Italia e dintorni (sulla Costa Azzurra ad esempio ne ho combinate un bel po’). Stavolta lo scenario era quello del centro storico di Genova.

All’inizio era nata come una passeggiata “turistica” per l’area del Porto Antico, zona che avevo visitato da ragazzino, nel 1992, ai tempi delle Colombiadi. Stavolta ho visto centinaia di famiglie con bambini, gli stand variopinti della Festa dell’Unità (o come si chiama ora), le chiatte semimoventi su cui sedersi e prendere il sole: tutto molto allegro.

Poi da lì mi sono messo in testa di andare a cercare una pizzeria segnalata molto positivamente sul Web ma sparita da alcune directory: non per pranzare (mi ero svegliato un po’ tardi e avevo fatto colazione in albergo), ma per capire dove si trovasse in modo da poterci tornare poi in settimana a cena. Da lì sono iniziati i giri strani, su e giù.

Genova è infatti un sali e scendi continuo. Salivo una scala e mi ritrovavo in un contesto completamente diverso da quello poche decine di metri più giù; svoltavo in una discesina curvosa ed eccomi davanti a una piazzona gigantesca; andavo in direzione mare ed eccomi spuntare davanti una vera e propria collina in città. Piuttosto divertente.

Alla fine il dubbio sulla pizzeria mi è rimasto, visto che era sì chiusa, ma l’insegna in effetti c’era. Nel frattempo in compenso ho capito dove si trovavano un po’ di locali storici genovesi, molto caratteristici anche se un po’ troppo allegri nella gestione di ricevute e pagamenti. In generale, ho migliorato molto la “mappa mentale” della città.

Guardando l’orizzonte, ho avuto la conferma di quanto enorme sia Genova, non tanto per il già grande centro storico, ma soprattutto nei quartieri periferici, che per ora ho osservato dal treno o andando in aeroporto. Ho sorriso pensando che una famigliola potrebbe impiegare mesi a scoprirla tutta, visitando ogni week-end una zona diversa.

Alla fine delle lunghe camminate, avevo i piedi a dir poco infuocati. Per la cronaca, nel tardo pomeriggio sono tornato da Eataly (che avevo visitato con la bava alla bocca al mattino) per mangiare qualcosina e riposare prima del viaggio verso Milano. Ma di Eataly, al di là dell’esperienza genovese, scriverò altrove, perché c’è tanto da dire…

Agosto immerso nei ricordi

18 agosto 2011

Ho appena passato qualche giorno per l’Europa con genitori e sorellina, come da bambino. Non solo è stato piacevole ritrovarli e poter vivere tutti insieme come una famiglia in vacanza, ma è stata anche l’occasione per ripercorrere quei tempi, rivedere noi stessi da una prospettiva più di venti anni dopo. Curiosamente, questi giorni sono stati una parentesi tra attività di riordino di vecchi scatoloni che negli anni avevo accumulato qui in Calabria, frutto soprattutto degli anni di Padova e Torino. Nella prima parte di agosto sono così venuti fuori ricordi a go go soprattutto professionali, ora siamo a quelli personali.

Ho trovato di tutto: libri, dispense, brochure ma anche scontrini, biglietti dei treni, lettere d’amore. Mi sono auto-imposto di non leggere nulla, sia per non impiegare mesi invece che settimane, sia per evitare di rimanere incastrato in storie del passato da ricostruire di foglio in foglio, di oggetto in oggetto. Ho sfogliato solo un numero di Comix, la mia rivista preferita ai tempi del Liceo: ho trovato questa vignetta di Garfield che mi ha un po’ fatto riflettere, visto il mood del periodo. Per inciso, mi ha colpito la facilità di ritrovarla su Web in pochi secondi: nel 1994, quando era stata pubblicata, sarebbe stato avveniristico.

Riguardando il materiale accumulato dal punto di vista professionale, l’aspetto notevole era l’eterogeneità dei contenuti, che a posteriori rendono evidente come mi tenessi aperte tante strade diverse, anche se bisogna ammettere nessuna particolarmente exciting: probabilmente già allora, ai tempi dell’Università, ero stato costretto a riporre i sogni nel cassetto. Molto più stimolanti i “ritrovamenti” personali: messaggi da amici molto importanti ai tempi e poi purtroppo dovuti abbandonare tra una città e l’altra, ma anche tante piccole tracce delle mie avventure, degne di un temerario se viste dal sonnolento me odierno.

Non riuscirò a riordinare in tutte le mie cose, visto che nei prossimi giorni dovrò tornare al lavoro; mi rimane la curiosità su cosa sia accumulato negli anfratti della mia camera, visto che per ora la sensazione è che la mia vita si sia fermata diversi anni fa. Magari quando ricomincerò a fare ordine riuscirò a fare mente locale su cosa ho vissuto davvero nell’ultimo lustro: sì, potrebbe esserci La Cuccia a darmi qualche spunto per ricostruire i passaggi, ma l’assenza di “prove” tangibili è quantomeno sospetta dopo i quintali (non in senso figurato) di materiale messi da parte nel decennio precedente. Che abbia ragione Garfield?