La Sfinge

4 Febbraio 2002

C’è un luogo, un punto nell’universo, oppure dentro di me, in cui un sottile raggio di luce squarcia la tenebra, come da una fessura di una finestra. È qui che un pulviscolo infinito turbina senza posa, senz’ordine, senza che se ne conosca il motivo — una miriade di granelli luminescenti che appaiono e scompaiono — sembrano tutti uguali… Si muovono, si credono vivi — ma appartengono alla tenebra e senza quella luce giacerebbero immobili, in un gelo eterno. Sono impressioni, desideri, parole, intenzioni, dolori, sensazioni, felicità, amori ed altre cose ancora — sono tutto ciò che esiste: — soffi. Poi chiudo gli occhi e tutto muore definitivamente. La tenebra è impenetrabile, ma poco a poco si accende tutto attorno un chiarore diffuso, sempre più intenso, sempre più potente, che mi abbaglia e mi brucia. Sono diventato cieco e vedo. Vedo come mai ho visto. Tutto si muove attorno a me ed inizio io pure a vorticare nella luce, sempre più folle, sempre più senza meta. Scivolo sul raggio di luce, più veloce, ancora più veloce, verso lo spiraglio della finestra… Sono fuori! Apro gli occhi e mi vedo dormire — solo, immerso nel buio, senza vita. C’è solo un’ombra, più scura della tenebra stessa, che si è accomodata sulla mia fronte e lì riposa. O forse così dissimula e aspetta, come una sfinge senza volto che mi custodisce e mi governa.



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