Il Partito senza anima

6 Maggio 2007

Quindici anni fa ci credevo: erano gli anni di Tangentopoli ed in fin dei conti una ventata di novità era più che opportuna, era necessaria. Il maggioritario sembrava la ricetta magica per uscire dalla crisi politica: un modo di svecchiare la classe politica, di provare con nuove ricette politiche nel difficile compito di risanare la cosa pubblica. Si guardava con fiducia alla Gran Bretagna, sognando un movimento politico Laburista italiano; persino gli Stati Uniti non sarebbero sembrati male, negli anni successivi, con l’amministrazione di quello strano personaggio di nome Clinton. L’arrivo di Ciampi alla guida del Governo era sembrato il male minore, ma senza dubbio un notevole passo in avanti verso il riequilibrio delle finanze pubbliche, rispetto agli anni del delirio di onnipotenza Pentapartitistico.

Esperimenti come Alleanza Democratica o La Rete raccoglievano quell’anima di giustizia sociale che un tempo sembrava appannaggio del solo Partito Comunista, nel frattempo frammentatosi in diverse esperienze diverse, da quella “ufficiale” del PDS a quella non troppo convincente di Rifondazione Comunista. Se la vittoria dell’Ulivo dieci anni fa aveva ridato la speranza di una possibilità di unificare tutto il popolo di sinistra in un’esperienza finalmente “democratica”, gli intrallazzi di D’Alema e soci avevano fatto intuire l’impossibilità di coniugare antichi valori e nuova voglia di protagonismo politico da parte di burocrati dai lunghi tentacoli. L’insuccesso di Rutelli e delle improbabili aggregazioni alle elezioni successive aveva mostrato come il popolo di (centro)sinistra tenessse più ai valori che ai bellimbusti.

In pochi anni, insomma, la scissione più importante non è stata quella tra un partito e l’altro, ma tra politici e popolo democratico. Nel 2006, il nuovo “successone” dell’Ulivo per poche migliaia di voti, dieci anni dopo il primo, non ha fatto altro che confermare la debolezza dei partiti maggiori del centrosinistra: solo la chiamata alle armi contro Berlusconi ha fatto sì che i più estremisti si recassero al voto, turandosi il naso e permettendo di governare a chi per anni è stato proprio nemico politico. Il buon senso porta ad immaginare che le prossime elezioni politiche segneranno un ulteriore cambio di rotta, riportando al potere italoforzuti e similari: i politici dell’area Ulivista ormai lo hanno messo in conto e si limitano a discutere le poltrone di quello che dovrebbe essere il partito unico antagonista. Il quale, temo, arriverà sì e no al 20% dei voti.

Rimane da capire cosa nascerà a sinistra di questo finto Partito Democratico. Ora che D’Alema e De Mita sono felicemente uniti nello stesso movimento, a sinistra è ora di recuperarla, questa famosa anima, mettendo a frutto tutte le esperienze che dalla Resistenza ad oggi hanno coagulato le fasce di popolazione sensibili ai problemi sociali. Si noti: non solo quelle che i problemi più gravi li vivono, ma anche quelle che, ormai parte dell’ampio ceto medio, hanno ancora un briciolo di sensibilità sulla necessità di gestire saggiamente il Governo del Paese. Che si recuperi la fiducia della maggioranza, anche di quella meno abbiente che, sembra paradossale (ma comprensibile, vista la situazione della sinistra), sempre più cede alle utopie del centrodestra ed ai manifesti della destra sociale.

Voto ormai da dieci anni partiti che vanno spesso contro i miei interessi: spesso hanno perso e quando hanno vinto, come sta succedendo in questi mesi, combinano di tutto pur di attirarsi la mia antipatia. Eppure, il dilemma è insanabile: tra votare chi rappresenta i propri interessi e chi si pensa possa fare il bene della collettività, direi che la seconda scelta è l’unica che possa garantire il bene comune. A patto che, ovviamente, la speranza riposta nel voto non venga tradita da maggioranze di compromesso come quella attuale e soprattutto da partitidemocratici qualsiasi, senza arte né parte. Speriamo che almeno si muova qualcosa a sinistra: altrimenti, tanto vale abbandonarsi al pessimismo astensionista e sperare ancora una volta, come sempre fatto dagli Italiani negli ultimi decenni, che non toccando nulla le cose vadano al posto da sole.



4 Comments to “Il Partito senza anima”

  1. Marco | 9 Maggio, 2007 at 09:55

    OT: pranziamo insieme sabato?

  2. ex-xxcz | 9 Maggio, 2007 at 21:31

    Sarebbe un’idea carina, ma pare che come al solito sabato mattina sarò al lavoro a Bergamo, quindi mi sa che la mia presenza al LitCamp consisterà in un salto nel pomeriggio… 🙁

    Però rilancio per il Marketing BarbecueCamp del 26 maggio!

  3. Marco | 10 Maggio, 2007 at 10:09

    Si può fare, si può fare… 🙂

  4. Pingback dall’articolo » Dichiarazione di voto pre-Elezioni Politiche 2013 | 31 Gennaio, 2013 at 21:58

    […] Scartata dunque Rivoluzione Civile, il mio voto “a sinistra” (in coerenza con quelli delle elezioni precedenti), andrà a Sinistra Ecologia Libertà. Non di certo al PD, che anni fa definii “partito senza anima” e nel quale continuo a non ritrovarmi; tuttavia, essendo i due partiti alleati, sono conscio che sto sostenendo Bersani come Premier. […]

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