Pochi sanno che un tempo il Belgio era la seconda potenza economica mondiale. Io l’ho scoperto da bambino, complice il fatto che, essendo mio padre nato lì durante gli anni del boom della Vallonia, le curiosità su quello Stato lontano 2.000 km erano all’ordine del giorno a casa mia. Il primo viaggio da quelle parti risale al 1987: io ero alle Elementari e si trattò della mia prima esperienza internazionale. Ho ancora oggi tanti bei ricordi di quella esperienza così diversa dalla mia vita quotidiana: ai tempi, persino un ipermercato sembrava qualcosa di irraggiungibile.

Ci sono tornato pochi anni dopo, durante un viaggio in famiglia a cavallo tra Paesi Bassi e Belgio; poi, un blackout di quasi venti anni e infine la settimana appena conclusasi, in giro per grandi città e piccoli centri sparsi per tutto il Paese. Di nuovo una bella esperienza, anche se più dal punto di vista turistico: stavolta ad attrarre l’attenzione sono state città affascinanti come Bruges o musei imperdibili come quelli dedicati a Magritte (a Bruxelles) o a Hergé (a Louvain La Neuve). I punti di interesse economico-commerciali, d’altronde, sono quasi spariti del tutto.

Lo spirito “moderno” riscontrato a fine anni Ottanta è infatti stato sepolto da una coltre spessa di tristezza. Io conserverò ricordi più che piacevoli dell’esperienza 2010 come sempre avviene per i viaggi familiari, ma non potrò dimenticare i visi tristi di un popolo afflitto da una disoccupazione imperante. Basti dire che l’attività economia più “sveglia” vista in giro è la Distilleria di Biercée, che è uno stabilimento produttivo disperso nella campagna che ha saputo rinnovarsi come luogo di attrazione turistica e spazio congressi. Per il resto, calma piatta ovunque.

Qualcuno sostiene che sia colpa dell’immigrazione selvaggia, ma ripensando a quanto scrivevo tempo fa citando proprio l’esperienza dei miei nonni migranti in Belgio, direi che non è mai possibile addebitare a chi viene da fuori le (ir)responsabilità di politiche sociali ed economiche insostenibili. Per quanto possa sembrare strano a dirsi, oggi il Belgio è un luogo dalle enormi potenzialità turistiche; massima solidarietà, però, a chi deve viverci quotidianamente, trovando ogni giorno un motivo per sopportare il cielo sempre cupo, magari avendo perso l’ennesimo lavoro.



One Comment to “In Belgio, molto tempo dopo”

  1. Treccia | Agosto 20th, 2010 at 16:44

    Ho l’impressione che a breve l’Italia non si discosterà molto dalla situazione che hai descritto…

Leave a Comment