Quando questa stressante ecatombe dentistica sarà finita (finirà?) ne scriverò meglio qui sulla Cuccia; ora, per non farvi leggere solo di medici e di dentisti per mesi, cambio argomento. Visto che, tra un’estrazione, una devitalizzazione e un’otturazione, di cibo tra le mie fauci ultimamente ne sta passando poco, almeno ne parlo. Come faccio spesso dal vivo, da bravo italiano. Anche se il fatto che mi piaccia mangiare probabilmente non è una grossa novità; ho già scritto dei miei tentativi di dieta o dalla noia da ristorante mediocre che mi aveva travolto a Sondrio e che mi ha fatto amare ancora di più la possibilità di cucinare da soli, anche se a Milano lo faccio relativamente poco.

Rispetto alle grandi cucinate nelle belle cucine a mia disposizione di Bergamo o Genova (ma anche rispetto alle ridotte possibilità di Padova, Torino, Nizza), di fatto sto usando solo il microonde: che mi ha fatto regredire allo stadio di single caricaturale, quello che mangia noodles (mai fatti prima in vita mia), Simmenthal e risotti in busta Knorr. Tutto sommato vale comunque la pena: nel weekend alla fine godo la flessibilità di poter scegliere quanto e cosa mangiare in base al mood. Durante la settimana invece le cose vanno peggio: se sono in trasferta spesso mangio a cena al ristorante e faccio colazione al mattino; ma in generale difficilmente pranzo, tranne quando sono dai miei.

Mi è chiaro che saltare i pasti possa portare varie conseguenze; ma devo dire che tutto sommato l’idea di una colazione abbondante al mattino e di una cena decente la sera non mi dispiace. Trovo terribili i classici tentativi di pranzo “col panino” che vedo a Milano ma non solo; quando proprio sono costretto mi rifugio su un’insalata o una piadina, ma sinceramente la qualità è raramente decente. Mi sono fatto una certa fama su questa storia dei pranzi saltati: non sarà salubre, ma a guardare la faccia dei ragazzi che lavorano con me quando tornano dalla pausa pranzo mi domando chi gliela faccia fare. Non cito nemmeno il tema costi e le furberie inventate dai ristoratori.

Rimane il punto che sarebbe bello staccare, anche senza pranzare. Qualche volta capita, anche se poi finisce come la scorsa settimana quando “per staccare” ho accompagnato dei colleghi al bar interno del Cliente e poi sono scappato col mal di testa per il troppo chiasso. Rimango perciò il (triste) campione olimpico di salto del pasto, pranzo in primis; ripenso con un po’ di nostalgia ai pasti con Eva in India e al fatto che i viaggi sono belli anche per la possibilità di provare cose nuove, che sicuramente fa venire la voglia di assaggiare qualcosa anche quando non si ha troppa fame. Nella vita quotidiana, invece, piuttosto che all’incubo-panino cedo all’illusione della cena che verrà.



One Comment to “Campione olimpico di salto del pasto”

  1. Pingback dall’articolo » Il problema del pranzo | 25 Novembre, 2017 at 21:24

    […] La cosa interessante è che quando arrivano le 5-6 del pomeriggio, di solito ho fame comunque, indipendentemente dal fatto che abbia fatto questi pranzi brillanti o abbia sgranocchiato un pacchetto di crackers alla scrivania. Più o meno è lo stesso anche dal cliente: se sono da solo non mangio, se sono in compagnia approfitto di bar o mense dei clienti, trovando solitamente la stessa qualità mediocre. […]

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