Quarant’anni infuocati

22 Dicembre 2018

Come molti altri italiani, ho scoperto il concetto di “Fire” un mesetto fa, quando Paola De Carolis ha scritto un articolo su Corriere.it a proposito del diffondersi di questa sorta di moda anche in Gran Bretagna. Negli Stati Uniti in realtà l’idea del «Financial Independence, Retire Early» va avanti da anni, con forti sostenitori e specialisti che incoraggiano in senso contrario.

Tra i racconti degli entusiasti, spicca la possibilità di condurre una vita decente senza dover aspettare la pensione, potendo contribuire alla crescita dei propri figli e in generale prendendosi cura della propria famiglia; si parla di quarantenni (o anche meno) distrutti dal lavoro, rifioriti nell’affrontare con serenità una vita in provincia, senza lo stress delle grandi città.

I punti di attenzione messi sull’altro piatto della bilancia sono abbastanza pragmatici: non è banalissimo definire quale sarà l’ammontare reale di denaro necessario a sopravvivere per decenni, pur avendo messo qualche centinaio di migliaia di dollari da parte. Il classico problema sono le potenziali spese mediche, che specie negli Stati Uniti possono essere enormi.

Oggi compio 40 anni e questo pensiero mi solletica sempre di più. Il recente ritorno alla vita super-stressante e la contemporanea assenza di Eva mi hanno fatto riflettere su quale deve o può essere l’evoluzione della mia vita nei prossimi anni. Sono fisicamente e psicologicamente stanco e di fatto non riesco nemmeno a vedere Margherita crescere, mentre sono al lavoro.

I genitori (sia miei che di Eva) lontani fanno il resto, facendomi dubitare su quale sia davvero il vantaggio di guadagnare qualche migliaio di Euro l’anno, tolte le spese per (soprav)vivere nel mezzo del nulla, passando decine di ore la settimana in uffici angusti a compiere lavori inconsistenti. Un po’ di fuoco forse farebbe bene alla mia vita, nel medio se non nel breve periodo.