In questa estate in cui la maggior parte del tempo va nel pianificare il matrimonio con Eva, i filmoni di cui parlavo qualche anno fa si sprecano: un giorno cerco casa a Roma, un altro leggo offerte di lavoro altrove, un altro parlo con lei di figli. Poi ci ripenso e cerco casa in un’altra città, ragiono sulle prospettive del lavoro attuale, discuto con lei della cura dei nostri genitori. Bisogna dire che raramente sono stato così proiettato al futuro nella mia vita ma penso sia un passaggio naturale nella vita di ognuno.

Il tema matrimonio già di suo sarebbe abbastanza complesso: la prima volta che sono andato a un matrimonio di un coetaneo parlavo di “malinconia matrimoniale“; un paio di anni fa, reduce da due matrimoni molto diversi tra loro, mi sentivo fuori posto e avvilito. Poi è arrivata Eva e ora sorrido e sono ben disposto ad affrontare il tema senza arrivare alla tragica fase “o ci sposiamo, o ci lasciamo” che da sempre odio. Una volta tanto posso evitare di sentirmi un ragazzino sfiduciato e pensare al futuro.

Nirvana di Roberto Totaro

Ci sono stati altri passaggi delicati nella mia vita e fino ad ora penso di aver azzeccato le strade giuste quando i bivi si facevano stringenti. Probabilmente non ho rispettato le aspettative dei miei genitori e questo senso di sofferenza mi accompagnerà per sempre; ma dall’altra parte se ad alcuni di quei incroci avessi preso la strada indicata da altri ora sarei infelice. Chi legge La Cuccia invece sa che dopo anni difficili tutto sommato ora sono più tranquillo e rilassato, stress da lavoro a parte.

L’articolo Why Generation Y Yuppies Are Unhappy che qualche settimana fa rimbalzava indistintamente tra le bacheche Facebook di quelli nati negli anni Settanta/Ottanta e di quelli nati negli anni Cinquanta (le due fasce di popolazione protagoniste dell’articolo) spiegano bene la lotta che molti di noi combattono da lustri, con sé stessi, con la famiglia, con i peers. Come dicevo, ho la fortuna di essere sicuro delle mie scelte, così almeno i miei unicorni non sembrano così lontani come succede ad alcuni coetanei.

La mia vita sta cambiando così radicalmente da qualche mese a questa parte ed è un bene che avvenga dopo anni di immobilismo: non ho paura del futuro, anche se so che sarà complesso da gestire. Come sempre, ciò che veramente potrebbe terrorizzarmi sono le malattie: mie o delle persone del mio passato e del mio futuro che amo. Purtroppo non mancheranno, speriamo solo che non siano troppo gravi o invalidanti, altrimenti altro che filmoni e aspettative, tutte le energie finiranno lì.



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