Non sono (più) pronto

30 Giugno 2015

L’altro giorno guardavo questa vignetta di Sio e ridevo un po’ meno del solito. Il buon Lucas Luchetti mi ricordava un po’ troppo il me stesso di questi ultimi anni: rimanda che ti rimanda, mi sono ritrovato a quasi 40 anni solo e stanco, senza nemmeno poter dire (cosa sentita spesso in giro per Milano) “l’ho fatto per la carriera”. Ora grazie a Eva ho qualche speranza in ambito privato, quindi provo a far finta di essere pronto almeno su quel fronte.

Qualche mese fa leggevo delle agevolazioni fiscali dedicate a giovani imprenditori e piccole imprese innovative: invece di focalizzare l’attenzione sui benefici, i miei occhi continuavano a cadere sulle regole bizantine per definire una “PMI innovativa” e quindi poter accedervi. La mia mente invece di correre via a pensare sui contenuti imprenditoriali come avrebbe fatto qualche anno fa, continuava a focalizzarsi sulla burocrazia tutta italiana.

Una ventina di giorni fa, peraltro, è scattato l’obbligo di adempiere alla Cookie Law anche in Italia, dove regna un’interpretazione piuttosto restrittiva delle norme europee che invece di favorire davvero gli utenti ammorba solamente i tenutari dei siti. Non sentendomi affatto pronto e competente per poter mettere in atto i provvedimenti necessari, ho pigramente pensato di chiudere questi blog e basta. Poi mi son stoppato, ma sono nel torto.

Samsung Galaxy S6 Edge: un parere

15 Giugno 2015

Non è che mi sia imborghesito e stia ad aspettare l’uscita dei nuovi smartphone con il dito sul bottone “Acquista”: anzi, a livello privato il mio ultimo terminale risale ormai a una decina di anni fa. Quello che è successo nel tempo è che l’uso intenso dei cellulari aziendali e dei loro materiali che non definirei esattamente “di altissima qualità” fa sì che si stia accelerando il ritmo di sostituzione periodico. Così dopo il Samsung Galaxy S4, ora da qualche settimana utilizzo un Samsung Galaxy S6 Edge. La continuità dei due modelli non è ovviamente una casualità: quando il “vecchio” (ma ha appena due anni, sigh) smartphone ha iniziato a essere inutilizzabile (colpa principalmente del vetro frontale in frantumi), scorrendo il listino Vodafone aziendale non ho avuto troppi dubbi. No all’iPhone, perché già su iOs su iPad il mio giudizio non è così positivo; no a Windows Phone, visto che il sistema è ancora più imbarazzante; no ad altri modelli Android, a parità di feccia preinstallata dai vendor.

Nella dotazione software imposta da Samsung sull’S6 Edge, almeno, ci sguazzo con familiarità. In particolare strumenti come S-Health, che sul vecchio cellulare permetteva di contare i passi e qui si estende con naturalità a monitorare altri fattori come il battito cardiaco e il livello di stress (boh?), sono un buon modo per fidelizzare i clienti. Il resto del sistema, basato su Android Lollipop, fa sì che si riesca a evitare di utilizzare solo strumenti Google, cui mi sottraggo ove non strettamente necessario. L’integrazione con l’Exchange aziendale è ottima, quindi posta, agenda e rubrica vengono gestite in maniera seamless rispetto a quanto fatto su PC; il catalogo di applicazioni Android è in costante crescita e non mancano ormai gioiellini un tempo riservati agli iPhone, anzi. In fin dei conti si tratta di un terminale di fascia alta, quindi è interesse di tutti svilupparci sopra. Certo, le funzionalità specifiche per sfruttare il bordo arrotondato non decollano: sono poche e del tutto inutili.

Le forme in questione in effetti sono un po’ la peculiarità del terminale: grazie a Dio l’effetto-saponetta è inferiore al previsto, sebbene anche sul retro ci sia del simil-vetro. In generale si tratta di un oggetto “leggero”, sostanzialmente allineato ai precedenti, nonostante le feature in più come una fotocamera che mi dicono essere ottima: poi è pur vero che io di foto ne faccio una al mese (a dire assai), quindi magari è un po’ sottoutilizzata come già avviene per Bluetooth, GPS o NFC. D’altronde penso sia una condizione frequente, ormai: abbiamo in mano terminali onnipotenti, ma poi finiamo a utilizzarli come cellulari o palmari di qualche lustro fa. Riguardo allo schermo, ad esempio: il Samsung Galaxy S6 Edge ha risoluzione e colori spettacolari, ma poi lo tengo sempre al minimo memore della lezione imparata con l’S4, dove lo schermo ampio era il primo motivo di consumo della batteria. Il che è un po’ peccato, ma dopo anni sono abituato a giocare coi settings.

Questo fine tuning continuo fa sì che la batteria duri abbastanza: se ormai sul precedente ero abituato a mettere dentro la batteria sostitutiva, nel caso del Galaxy S6 non c’è modo di scardinarla. Quindi bisogna giocare di astuzia e tutelarsi tempo per tempo: devo dire che comunque anche nei giorni più “cattivi” in termini di utilizzo lontano dalle prese elettriche (leggi: viaggi di lavoro con riunioni da Prospect) sono sempre riuscito ad arrivare sano e salvo al punto di ricarica. Il che non vuol dire “a fine giornata”: di fatto tutti i terminali di fascia alta come l’S6 hanno batteria “fissa” e problemi a durare, quindi si stanno diffondendo punti nei luoghi pubblici, oltre ovviamente a quelli più classici “in autonomia” (chi ha un’auto aziendale spesso usa i percorsi in auto per ricaricare). Speriamo solo che, con un uso frequente, la batteria interna non si rovini in maniera irreparabile, visto che non oso immaginare i costi per la sostituzione. Sperando che duri almeno un paio d’anni…